giovedì 29 maggio 2008

Flop Interiore

Il deserto. Eravamo partiti con tante belle speranze e l'idea di tornare a casa. Finchè la duna in fondo a destra non è diventata il cesso di turno, e ci siamo resi conto di essere già a casa.
Una casa che però continuiamo ad esplorare con dedizione, in cerca di qualcosa.

Una vecchia leggenda vuole che Napoleone lungo i suoi viaggi abbia lasciato un tesoro nascosto. Io l'ho trovato, ed è l'intraprendenza. Non miro a governare una nazione, ma per il piccolo, sciocco eppure epico sogno che sto seguendo, gli insegnamenti di Napoleone andranno bene lo stesso. Del resto Napoleone disse "dal sublime al ridicolo c'è soltanto un passo."
Certo, si è avvicinato anche molto a Berlusconi, dicendo "in politica un'assurdità non è uno svantaggio." E' il motivo per il quale sospetto dei suoi probabili problemi con l'alcol.

Il deserto. Ho sentito che ha dato un pò di felicità anche al vecchio zio Ray, facendolo scorrazzare liberamente su di un auto di lusso. Con le sue caratteristiche non avrebbe potuto guidare in nessun altro posto: passi la cecità, ma il consumo costante di droghe pesanti non è la cosa più tollerabile del mondo, per un ausiliario del traffico. Ray Charles disse: "io sono nato con la musica dentro di me. E' l'unica spiegazione che conosco per quello che ho realizzato nella vita." E' il motivo per il quale sospetto dei suoi probabili problemi con l'alcol. Per lui guidare per la prima volta dev'essere stato un assolo di pianoforte di Rachmainoff. Così intenso da portarti vicino alla follia. E così che mi vivo questo sogno. E dio solo sa se riusciremo a realizzarlo.

Il deserto. Più passa il tempo e più ci adattiamo. La noia svanisce, la mente diventa vuota, smettiamo di guardare ed iniziamo ad osservare davvero. C'è qualcosa di mistico, in questo luogo. Non pensavo di trovarlo quando siamo partiti, in cerca di qualcosa che di spirituale credevo non avesse niente. Anche Yogananda ha passato diverso tempo a pregare in posti come questo. Una volta ha scritto: "con la pratica della meditazione scoprirete che avete un paradiso portatile nel vostro cuore." C'è della verità, in questo. Il deserto mi ha insegnato a meditare su me stesso. E mi ha fatto capire che a volte quello che cerchi non è sempre quello che vuoi.
Del resto Yogananda ha scritto anche: "i vostri due occhi fisici vi inducono erroneamente a pensare che questo mondo di dualità sia reale. Aprite il vostro occhio spirituale e vedete la vostra forma invisibile. Se, nel silenzio interiore, il vostro occhio spirituale è aperto, l'invisibile diviene visibile." E' il motivo per il quale sospetto dei suoi probabili problemi con l'alcol.

Che volete farci. Nessuno è perfetto. Cosa dovrei dire di me stesso, e di chi mi accompagna? Sono due anni che viviamo accampati nella discarica desertica di Alamogordo, nel New Mexico, in cerca della reliquia più stupida e infima che si possa cercare, per un gruppo di archeologi neo laureati. Finchè...BANG. Ecco la nostra bomba atomica. La prima copia in assoluto della cartuccia di "ET: il videogioco" della Atari. Il simbolo della crisi dei videogiochi dell'83. Il principale motivo di fallimento della Atari. Il flop dei flop, si, ma un flop da diventarci ricchi a palate. Ci sono milioni di cartucce dello stesso schifoso gioco, sotto questa sabbia. Ma solo la prima della serie vale svariati milioni di dollari. Ed ora è nostra. Fine della missione, happy end, titoli di coda con sottofondo rock e si torna casa.
Certo, però... che schifo. Per un attimo la mia mente si blocca a pensare. Uno si laurea in archeologia. Ok, non cerca una vita alla Indiana Jones, ma spera di fare qualcosa che abbia un valore. Ci crede. Finchè non viene coinvolto in un affare sporco e senza lode, dove sfruttare le sue conoscenze solo per fare della grana in nero sulle spalle di quei NERD collezionisti schizzati. E ci casca, ci casca di brutto. Anche se sente i suoi valori che scadono. Ma c'è di buono che ho imparato tante cose, nel deserto. Ho giocato sporco, ma sono anche cresciuto. Non sono uno di quei maestri del passato che su cento cose ne dice, ne spara solo una o due giuste. Tra me e loro c'è una profonda differenza, si.

In fondo a tutti piacciono i soldi. A Napoleone, a Ray Charles... magari anche a Yogananda. E poi, ragazzi, l'alcol ha il suo prezzo. Lo so. Ho anche io problemi con l'alcol.

lunedì 31 marzo 2008

Tributo a Chuck Palahniuk

“Scrivi quello che cazzo ti pare”, mi dice. “Tanto non cambia niente.” Questo non è ragionevole, ribatto io. Ogni cosa che decidi di scrivere, dire, o fare, può cambiare la tua vita se vuoi, anche se di una percentuale quasi nulla. “Tu conti le sillabe. Cinque, sette, cinque. Questo è il tuo passo verso l’illuminazione?” Fa parte del passo. Credo. Io e Chuck ce ne stiamo in un angolo del tavolo tarlato. Trucioli e scorreggia ballano con la polvere facendo guerriglia contro la nostra muta resistenza. Occhi bassi, clangori lontani. “Concentrati, piuttosto.” Ha ragione. Mi concentro. Se sbagli a fare un foro nella canna, la detonazione del proiettile fa uscire troppo gas. Volevi un’arma silenziata. Ottieni un’esplosione. Chuck. Che ci fai, con queste? “Preparo noi a diventare leggenda”, mi fa con un sorriso. Con due semi-automatiche? Chuck si fa serio e mi fa un occhio nero con lo sguardo.

“Non hai ancora imparato niente, eh?”

Morte nel cuore
Volo lontano da te
Nessun domani

“Svegliati. Non hai capito neanche per idea dove stai andando, e magari neanche ti stai muovendo!”

Non è vero. No. No, no no. Mi muovo. Io ci sono vicino. “Non ti muovi, e se non ti muovi non puoi cadere. Se vuoi arrivare in alto, prima devi cadere. Toccare il fondo.”

L’autodistruzione come mezzo di totale rifiuto. “L’automiglioramento è masturbazione” mi dice Chuck. Già. C’è del vero. Però non è questo, quello che sto facendo. “Perchè non fai niente.”

Ma… “Niente”. Chuck ha ragione, o la sua ragione è il lui che è in me?

Io non sono te
Guardo le rondini
Mai più al suolo

“Perché non facciamo che la smettiamo?” Che vuoi dire? Mi guarda e mi toglie la pistola di mano.

“Hai sbagliato. Questa è da buttare, sballato. Guarda come faccio io.” Osservo Chuck, ma lui fa un lavoro confusionario. E’ efficace, e allora provo a essere caotico anche io. Perché la mia pistola esploderebbe? “Non hai capito la tecnica.” Ma la tecnica non esiste. “Bingo”.

Chuck, non riesco a seguirti. “Quando una pallottola ti sfonda il cranio mica l’hai seguita. Però la testa te l’ha aperta.” Obbiettivo raggiunto. Quindi sono vicino al fondo? “Neanche per idea”.

Meta lontana
Ragiono sulla sabbia
Tu vaffanculo

Chuck, tu sei arrivato in alto? “Il fondo l’ho toccato. Da là è tutta ricerca sul campo”.

Ah. “Già”. Per un po’ io e Chuck restiamo in silenzio. Era da tanto che non passavamo del tempo insieme, ed avevo un po’ paura di rivederlo. Il terrore inconscio di rincontrare un vecchio amico e scoprire che non lo conosci. Non lo so, se lo conoscevo. Però credo di conoscerlo oggi.

Spezzo il silenzio tra noi mentre Chuck conclude la sua sinfonia sfrenata, che con un casino bestiale dona il silenzio eterno all’acciaio che esplode. Quindi adesso cosa sento?

“Illuminazione prematura”. Chuck non ne sembra disturbato. “Non mi devi capire per forza. Ci stai provando. Questo è un primo passo verso il fondo”. Il mio fondo? Chuck ride. “Non certo il mio”.

Rido insieme a Chuck come sullo scontato finale di un pessimo telefilm anni ottanta - inizi novanta.

Chuck mi regala la pistola che stavo cercando di silenziare. “Questa è tua”.

Ma hai detto che ho sbagliato a farla. Mi esploderebbe in mano. “E che importa?”

Chuck mi conosce. Sa che io non sparo mai.

Satori

Capitolo 10

Non può essere morto. Deve significare qualcosa. Deve. Mentre corro via dalle pallottole lungo quella striscia nera bollente che è l’outland, con Rama sotto il braccio, la mia mente è come divisa in due. Da una parte ringrazio un dio in cui non ho mai creduto per essermi svegliato una mattina e aver deciso di farmi impiantare una corazzatura interna in bio-kevlar e nomex. Se non fosse per questa roba sotto pelle adesso non potrei correre come un bimbo a natale. Questo pensiero però mi porta all’altra parte della mia mente… Logan mi ha salvato la vita, procurandomi questi innesti, e ora lui è morto. No. No, cazzo, aspetta. Lui non c’era, in macchina, giusto? E’ stata solo una frazione di secondo, ma l’ho visto, il sedile vuoto. Era svenuto, ma si è ripreso! Si, deve essere senz’altro così.

Del resto non devo arrendermi al pensiero peggiore, cazzo. Quando uno accetta la fine come inevitabile, e là che la fine ti fotte, perché senza volerlo hai smesso di lottare.

Si. Si, non può essere morto tanto facilmente.

E se mi sbagliassi? Se avessi avuto un’allucinazione, o se Logan fosse semplicemente stato accucciato a terra, spappolato tra i sedili e lo sterzo? Era fragile ed elastico con un invertebrato, ma senza i vantaggi di esserlo. …Era?

L’altra parte del mio cervello prende il sopravvento. Dev’essere quella razionale, ma non mi ricordo mai quale emisfero è. Dev’essere quello dietro. O era quello avanti?

Comunque, analizzo la situazione, come farebbe uno abituato a farlo. Macchina esplosa, Rama ferita, Logan disperso, Shivers seminato. Almeno c’è qualcosa di buono, tra tutte queste cose cattive: le donne fragili sono più facili da conquistare. Vergogna. Questa era pessima.

Possiamo finalmente fermarci, dopo un po’. Riprendere fiato. Davanti a noi il nulla, dietro di noi il nulla. L’outland è così. O almeno è così descritta sui libri di storia. O almeno è così che mi è stato detto. O almeno è così che ho capito, tra uno sbadiglio ed un altro. Oggi vorrei aver ascoltato, perché non ho idea di come cazzo fare a sopravvivere, specie con una ragazza a carico. Se torniamo indietro siamo morti. Se andiamo avanti, potremmo morire. Aveva ragione Logan: ‘potremmo’ suona meglio di ‘siamo’, prima del verbo ‘morire’.

Non me ne intendo di dialettica, ma questo lo capisco.

Adesso porto Rama in braccio. Ho tempo per riflettere, nel suo silenzio. Ed è un bene, perché è proprio in uno di questi rari momenti in cui sto attento, che noto un vecchio cartello a terra. Conduce a Dodge Town. Per poco non mi commuovo. Ci sono stato, a Dodge Town, una piccola cittadina arretrata e tranquilla abitata da bifolchi che non fanno domande. Ma ci ero arrivato tramite una strada che credevo l’unica, e mi sbagliavo. Il cartello è vecchio, e caduto, ma è l’unica possibilità: venti miglia.

Cercheremo di restare vivi. Cercheremo.

Rama si stringe a me, e questo per adesso mi basta.

Satori

Capitolo 9

Non capisco più nulla, sballottata da una parte all’altra dell’auto, in mezzo a grida, domande, affermazioni e bestemmie. Più che altro bestemmie. E poi bang, qualcosa scoppia, e non si capisce più niente. Ho paura come poche altre volte, ammesso che io ricordi tutto della mia vita. Dopo che la mia memoria è stata manipolata, chi può dire cosa è vero e cosa no? Quel che resta di vero sono le emozioni che provi. E ora ho paura.

E’ come essere nella gabbia di un criceto, su una ruota, in trappola. Solo che non siamo nemmeno noi a decidere di far girare la ruota. Ci hanno tolto il nostro unico diritto da piccoli topolini, come se fosse già troppo. Non ne so molto di balistica. Però se il missile avesse centrato l’auto saremmo tutti morti. Di questo sono più o meno sicura, cioè, nei film quando gli eroi si salvano è sempre vengono colpiti di striscio, non in pieno. Quindi deve aver colpito l’asfalto, ma molto vicino all’auto… Che dopo un paio di rotazioni atterra di fianco. Io atterro su Joseph, loro due sono meno fortunati e si impattano contro i finestrini. Si sente puzza di bruciato. I criceti sono in una gabbia che li ucciderà.

Joseph sembra ferito in modo grave, ma ha ancora la forza di trascinarsi fuori dall’auto e tirarmi via da lì… “Logan!” gli grido. “Dobbiamo tirare fuori Logan!”

“Ci penso io! Tu scappa!”

Esito.

“Scappa, porcavacca!”

In lacrime, ferita e stordita, in preda al terrore, scappo. Diverse pallottole fischiano nell’aria. I nostri inseguitori ora sono ragazzini con una naturale predisposizione al

serial-killing. Se ne stanno fermi, a torturarci a distanza.

Mi volto per vedere Joseph che cerca di infilarsi nella vettura capovolta. Logan deve aver perso i sensi! Poi una nuova esplosione. Che ha per centro l’auto, stavolta. La deflagrazione raggiunge anche me. Volo per diversi metri. Striscio sull’asfalto rovente. Sanguino. Sul punto di perdere i sensi, una morsa meccanica mi solleva tirandomi su dai vestiti, come una cagna fa con i cuccioli per la collottola. E mi porta via, correndo. Joseph non sembra essersi fatto granché male, e voltandomi ad osservarlo, prima di perdere i sensi, ne capisco il motivo.

Satori

Capitolo 8

Qui si va sul personale. E ci si fa sempre male quando ci si porta il lavoro a casa. Una volta ho fatto il dog-sitter e ho portato a casa mia Baxtor, il cucciolo che accudivo. I cani veri sono rarissimi, qui. Baxtor era uno come tanti, creato in laboratorio e fatto sopravvivere con l’implanto di organi bio-plastici. Era incrocio tra un pitbull ed un chiwawa, ma era senza semaforo. Uno scherzo della natura, piccolo piccolo, con quel testone ingrugnito. Mi chiedevo sempre cosa mai avesse dei pitbull. Lo scoprii dopo averlo lasciato sette minuti da solo in casa mia. Camminai con le galosce alte di gomma per una settimana. In definitiva: Shivers è il nostro Baxtor. Io e Joseph ce lo siamo portati a casa e lui ci sta per ricoprire di merda. Tengo le mani inchiodate al volante, faccio a zig zag per impedire ai suoi di mirare alle nostre gomme. Il mio cuore pompa a mille, i miei pensieri scorrono rapidi, i capelli lunghi si appiccicano alla faccia. Ascolto le urla della ragazzina, e le bestemmie di Joseph. Sembra che conosca bene dio… devono essere in confidenza. Conosce così tanti santi che se non lo conoscessi bene giurerei che ha studiato in seminario. Ogni tanto per invogliarmi ad andare più veloce si rivolge direttamente a me, ma per fortuna di mia madre non colgo i particolari.

Ricordo ancora la prima volta che Joseph mi parlò di Alan Shivers. Mi chiese di infiltrarmi tramite un server pirata in una banca dati militare. Manipolammo alcune ordinazioni di rifornimento destinate ad una caserma, e Joseph poté aprirsi un piccolo traffico di armi in nero. Ci fruttò due cose: un bel po’ di quattrini, e l’odio personale di Shivers, che a quel tempo amministrava proprio quella caserma. La colpa ricadde sulle sue spalle, e immagino che sia un brutto colpo per un fanatico, vedersi la carriera rovinata. Per colpa nostra dovette lasciare l’esercito regolare e iniziare a lavorare come mercenario. Ci odia da allora, e da quando un paio d’anni fa il suo odio ha preso due facce e due nomi, ha fatto di tutto per trovare un cliente che lo finanziasse pur di catturare noi. Pare che adesso finalmente una qualche corporazione lo abbia assoldato e ricoperto di armi e munizioni pur di farci secchi: non è solo lavoro, è il sogno della sua nuova vita.

Mi infilo in un vicolo svoltando all’improvviso ed evitando un altro micromissile per un soffio. Quel bastardo è anche veloce a ricaricare, ma io sono più veloce a pensare. Il mio tecno encefalo a scissione di pensiero lineare parallelo mi permette di guidare, ricordare e riflettere contemporaneamente, nonostante lo stress. E ho già la soluzione, mentre punto verso la periferia. La Phantom ha ruote antistrappo ed è piccola e bassa. Il loro pick-up è troppo pesante per reggere l’andatura nell’outland.

“Stai puntando verso l’outland?!” Mi urla Joseph. “Ci sono i selvaggi, non puoi prendere quella strada!”

“Che diavolo è l’outland?” Urla Rama.

Urlano tutti. Urlo anch’io.

“E’ una striscia d’asfalto rovente che si scioglie in più punti creando fossi mobili artificiali, simili a.. magma, o qualcosa del genere! E’ l’unico modo per seminarli… con la giusta velocità…”

“E’ una cazzata! Anche se ce la facessimo, l’outland porta nelle città abbandonate del vecchio mondo! Non abbiamo provviste, non abbiamo niente!”

“Lo so, lo so, lo so! Ma non c’è altra soluzione, Joseph! Vuoi morire qui, con un micromissile infilato nel retto?!”
Oltrepassiamo il confine lasciandoci la città alle spalle. La periferia è piccola, e prendiamo un po’ di distanza dalle pallottole dei nostri inseguitori. Poi sfondo la debole staffa di blocco che impedisce l’accesso all’outland. Come previsto, Shivers è costretto a rallentare per colpa dell’asfalto liquido che si attacca alle ruote bloccando gli ingranaggi. Noi sfrecciamo veloci senza problemi. E’ fatta. E’ fatta, per ora. No. Aspetta. Se si fermano, Shivers non avrà una mira più stabile con il lanciamissili a braccio? Le probabilità di riuscita del colpo dovrebbero aumentare di…

Satori

Capitolo 7

Quando becco Logan... Cazzo, quando lo trovo... Non lo so, cosa cazzo gli faccio! Gli avevo detto di starsene buono, ma lui no, neanche per il cazzo! E almeno avesse lasciato a casa il disco, me lo sarei preso dopo avergli scassinato la porta. E invece in tutta la topaia non ho trovato niente, deve averlo portato ovunque sia andato a strafarsi. Ah, ma appena lo trovo io..

Bussano alla porta. “Chi cazzo è?! Non sono dell’umore adatto!”

“Sono Logan, Jo.. ti ho portato il disco..” Figlio di... Apro la porta di scatto.

“TU hai portato il disco a ME?! Dovevi aspettarmi in quel buco di merda che chiami casa, lurido..”

Poi la vedo. Una strafica da paura. Eppure non è la ragazza da cui andrei a darci dentro per una nottata. E’ diversa, sembra la ragazza della porta accanto che ha cercato di suicidarsi col valium ma non c’è riuscita e ora ti chiede aiuto. E’ stupenda.

“Lei chi è?”

“Si chiama Rama.. Non ti incazzare.. la corporazione federale l’aveva rinchiusa in un manicomio per chiuderle la bocca..”

“E l’hai tirata fuori tu?” La ragazza annuisce prima che Logan possa rispondere. Lui parla, ma non capisco che dice. Lei è così timida, e innocente. Non mi ero mai sentito così alla vista di una tipa. “Joseph, mi stai ascoltando?”

“Si.. si, dicevi del manicomio..”

“No, dicevo che se non ci nascondi succede un pandemonio! Il governo potrebbe esserci addosso nel giro di mezzora, dobbiamo andarcene in un luogo sicuro, e.. so che sei incazzato eccetera, ma ti prego, devi..”

“Nessun problema, Logan. Ci penso io, a questa cagata. Datemi una mano a fare i bagagli, ce ne andiamo fuori città. Sei venuto con la Phantom?”

“Eh? Si.. ti senti bene?”

“Mai stato meglio. Come state messi ad armi?”

“Ho la mia Hammerli LF.22.. no, Rama.. non sta per ‘Logan Freeman’, ma per ‘Long Rifle’ ...e nel portabagagli della Phantom ho un fucile a pompa Remington M870..”

“Ok. Porterò delle munizioni compatibili.” Prendo un paio delle mie valigette in metallo sotto gli occhi curiosi di Rama e Logan, e le affido a lui. “Sai sparare, Rama?”

“Bhe, no. Ma.. p-posso provarci, se serve.”

“Brava ragazza. Prendi questa..” Le affido una Glock 17. Una pistola leggerissima e precisa. Per una signorina tanto delicata andrà bene. La prende senza farsi troppi problemi, problemi, all’apparenza. O è forte dentro, o sa nascondere la debolezza. In entrambi i casi, dev’essere mia. “Ehi, Logan.. ci sei con le borse? Prendi solo lo stretto indispensabile, di abiti..” Lo sguardo cade nuovamente su di lei, che fa avanti e indietro per il corridoio con aria perplessa. Ok, latin lover, dacci dentro..

“Coraggio, dolcezza, su col morale. Finchè ci sono io, nessuno ti farà del male...” Annuisce vagamente. Fa la preziosa. Quanto mi piace. Oserei di più, ma Logan torna giù dalle scale con un paio di borse.. pazienza. C’è tempo. “Ok, ragazzi. Andiamo, muoviamo le chiappe.” Scendiamo in strada carichi come muli e saliamo a bordo della Phantom di Logan. In realtà è una bella auto, discreta ma va bene al nostro scopo. Però... perché non lanciare l’amo al bel bocconcino?

“Ehi, Logan.. siamo fortunati che tu sia un poveraccio, eh? La Phantom ci farà passare inosservati. Ma è utile solo a questo. Avrei preso la mia Lexus, se fossi stato certo di non essere stato braccato..”

“Hai una Lexus?” Tono di ammirazione su una vocina femminile. Quanto adoro questo suono.. “Bhe, si, è uno degli ultimi modelli.. se vuoi..” Odio essere interrotto, specie se vengo interrotto mentre ci provo con una bella ragazza. Però essere interrotti dall’esplosione di un micromissile che manca per un soffio la Phantom non provoca odio, ma terrore. “Sono già qui, cazzo! ..Potevamo morire tutti!!” Urla Logan con il fiatone.

“Se non acceleri cambierà ben poco, accidenti! VAI!” Rama urla. Logan urla. Io bestemmio. La Phantom fa un testacoda, sgomma, ed inizia la sua corsa. Al nostro inseguimento, una sola auto nera, un enorme pick up blindato. Il governo vuole eliminarci senza destare sospetti. I pezzi grossi di una qualche corporazione si sono rotti il cazzo, e altro che arresto. Hanno mandato una qualche squadra di cyberkiller governativi. Infatti sul cassone posteriore, c’è un uomo con un lanciamissili a braccio. Lo riconosco, e sento puzza di merda. E’ l’ex generale delle forze armate, Alan Shivers.

Satori

Capitolo 6

L'auto sfreccia ad alta velocità lasciandosi alle spalle i nostri inseguitori, staccandoli grazie al netto vantaggio iniziale.

Chi è il signor Anderson? "Io sono Logan. Logan Freeman." Ah. Ecco chi è. Si toglie il passamontagna, e sotto c'è un uomo abbastanza giovane. Belloccio, devo essere sincera, ma trascuratissimo, con i capelli lunghi e la barba di un paio di settimane. Ha gli occhiali tenuti con del nastro adesivo. Che tipo. Però mi ha aiutato, no? Meglio cercare di capirne di più.

"La devo ringraziare, immagino."

"Spero di si.. Rama, giusto? Strano nome."

"Infatti.. è più una specie di soprannome."

"Preferisco non farti domande, su questo."

"Tanto meglio.. non avrei risposto. Scusi la diffidenza, ma non so neanche perchè mi sta aiutando.."

"Golconda. Ti ho visto nella rete. Grazie a Golconda."

"Lei.. hai usato Golconda?" Annuisce, svoltando in un vicolo strettissimo.

"Ed è riuscito a surclassare i sistemi governativi con una sola dose?"

"Stupefacente, eh? Sono un hacker. Ma non ero mai arrivato a tanto. E' questo, che fa? Potenzia le capacità all'interno della rete?" Cosa?! Non lo sapeva? Mi chiedo come accidenti ha fatto, a salvarmi!

"A questo punto credevo che lei sapesse, cosa fa.."

"Non esattamente. Ho capito che.. contiene dati governativi. Ma l'ho assunta una volta sola. Ho preso solo poche informazioni, e il mio cervello.. Hai presente quando sai di aver sognato delle cose assurde, ma per quanto ti sforzi non riesci a ricordarle, e.. ti resta solo la sensazione lasciata dal sogno?"

"Non avrei saputo spiegarlo meglio, signor Freeman. Conosco la sensazione."

"Chiamami Logan. Tu hai provato Golconda, eh?"

"Più di una volta. Ma ora come ora, ne so quanto te. I governativi mi hanno rinchiuso e devono aver rubato gran parte della mia memoria. Ho un vuoto di diversi mesi. Probabilmente sapevo troppo, per questo ero stta rinchiusa là."

"E non ti resta proprio nulla?"

"Solo.. la sensazione lasciata dal sogno. Ma ricordo come funziona Golconda... Ci vuole diverso tempo, perchè il cervello sbrogli i dati. Prima o poi inizierai a ricordare le informazioni, se.. resterai vivo abbastanza a lungo. Ho paura che i governativi abbiano i loro sistemi per localizzare chi usa Golconda entrando nella rete. Forse hai lasciato un tracciato mentale localizzabile, e come saprai le megacorporazioni hanno i loro hacker." Ecco. L'hai turbato, stupida. Lui ti salva e tu lo spaventi così. Cribbio, cerca di tranquillizzarlo! Glielo devi!

"Però.. certo, devi essere in gamba, per essere riuscito a.."

"Lascia perdere. Ero già sulla lista nera del governo prima... figuriamoci adesso. Dimmi di Golconda, piuttosto."

Alla faccia. Ma chi accidenti è questo tipo? Meglio assecondarlo, per ora. "Che vuoi sapere?"

"Se basta una dose per capire quei dati criptati, perchè assumere più dosi? Perchè farne una droga?"

"Non ne ho idea. Ma in effetti assumere Golconda più di una volta velocizza i processi.. Probabilmente Synt l'ha messa in forma di droga perchè la gente capisse più velocemente quei dati rubati.."

"..E ne ha fatte delle copie non riproducibili. Un numero ben definito. Forse voleva farle arrivare solo a determinate persone."

"Potrebbe essere. Huggler Synt è un tipo misterioso. Ne sapeva una più del diavolo."

L'auto rallenta, finalmente. Dove siamo finiti? Farei meglio a chiederglielo... "Dove siamo?"

"Da un amico. Non ti spaventare se ti sembra furioso. E' un tipo strano, ma è anche l'unico che al momento ci possa nascondere e aiutare. E poi vuole questo.." Mi mostra un disco. E' Golconda.

"Devi aiutarmi.. due teste possono comprendere più cose.. raddoppiare i tempi di attesa."

"No! M-mi dispiace, ma.. il governo. Ha reso il mio corpo recettivo.. il mio sistema nervoso non.."

"Ok, ok. Ricevuto.. allora faremo a modo mio. Vieni." Scendiamo dall'auto, ed io lo seguo. In realtà non ne ho nessuna voglia. Ma alternative non ne ho.