giovedì 29 maggio 2008

Flop Interiore

Il deserto. Eravamo partiti con tante belle speranze e l'idea di tornare a casa. Finchè la duna in fondo a destra non è diventata il cesso di turno, e ci siamo resi conto di essere già a casa.
Una casa che però continuiamo ad esplorare con dedizione, in cerca di qualcosa.

Una vecchia leggenda vuole che Napoleone lungo i suoi viaggi abbia lasciato un tesoro nascosto. Io l'ho trovato, ed è l'intraprendenza. Non miro a governare una nazione, ma per il piccolo, sciocco eppure epico sogno che sto seguendo, gli insegnamenti di Napoleone andranno bene lo stesso. Del resto Napoleone disse "dal sublime al ridicolo c'è soltanto un passo."
Certo, si è avvicinato anche molto a Berlusconi, dicendo "in politica un'assurdità non è uno svantaggio." E' il motivo per il quale sospetto dei suoi probabili problemi con l'alcol.

Il deserto. Ho sentito che ha dato un pò di felicità anche al vecchio zio Ray, facendolo scorrazzare liberamente su di un auto di lusso. Con le sue caratteristiche non avrebbe potuto guidare in nessun altro posto: passi la cecità, ma il consumo costante di droghe pesanti non è la cosa più tollerabile del mondo, per un ausiliario del traffico. Ray Charles disse: "io sono nato con la musica dentro di me. E' l'unica spiegazione che conosco per quello che ho realizzato nella vita." E' il motivo per il quale sospetto dei suoi probabili problemi con l'alcol. Per lui guidare per la prima volta dev'essere stato un assolo di pianoforte di Rachmainoff. Così intenso da portarti vicino alla follia. E così che mi vivo questo sogno. E dio solo sa se riusciremo a realizzarlo.

Il deserto. Più passa il tempo e più ci adattiamo. La noia svanisce, la mente diventa vuota, smettiamo di guardare ed iniziamo ad osservare davvero. C'è qualcosa di mistico, in questo luogo. Non pensavo di trovarlo quando siamo partiti, in cerca di qualcosa che di spirituale credevo non avesse niente. Anche Yogananda ha passato diverso tempo a pregare in posti come questo. Una volta ha scritto: "con la pratica della meditazione scoprirete che avete un paradiso portatile nel vostro cuore." C'è della verità, in questo. Il deserto mi ha insegnato a meditare su me stesso. E mi ha fatto capire che a volte quello che cerchi non è sempre quello che vuoi.
Del resto Yogananda ha scritto anche: "i vostri due occhi fisici vi inducono erroneamente a pensare che questo mondo di dualità sia reale. Aprite il vostro occhio spirituale e vedete la vostra forma invisibile. Se, nel silenzio interiore, il vostro occhio spirituale è aperto, l'invisibile diviene visibile." E' il motivo per il quale sospetto dei suoi probabili problemi con l'alcol.

Che volete farci. Nessuno è perfetto. Cosa dovrei dire di me stesso, e di chi mi accompagna? Sono due anni che viviamo accampati nella discarica desertica di Alamogordo, nel New Mexico, in cerca della reliquia più stupida e infima che si possa cercare, per un gruppo di archeologi neo laureati. Finchè...BANG. Ecco la nostra bomba atomica. La prima copia in assoluto della cartuccia di "ET: il videogioco" della Atari. Il simbolo della crisi dei videogiochi dell'83. Il principale motivo di fallimento della Atari. Il flop dei flop, si, ma un flop da diventarci ricchi a palate. Ci sono milioni di cartucce dello stesso schifoso gioco, sotto questa sabbia. Ma solo la prima della serie vale svariati milioni di dollari. Ed ora è nostra. Fine della missione, happy end, titoli di coda con sottofondo rock e si torna casa.
Certo, però... che schifo. Per un attimo la mia mente si blocca a pensare. Uno si laurea in archeologia. Ok, non cerca una vita alla Indiana Jones, ma spera di fare qualcosa che abbia un valore. Ci crede. Finchè non viene coinvolto in un affare sporco e senza lode, dove sfruttare le sue conoscenze solo per fare della grana in nero sulle spalle di quei NERD collezionisti schizzati. E ci casca, ci casca di brutto. Anche se sente i suoi valori che scadono. Ma c'è di buono che ho imparato tante cose, nel deserto. Ho giocato sporco, ma sono anche cresciuto. Non sono uno di quei maestri del passato che su cento cose ne dice, ne spara solo una o due giuste. Tra me e loro c'è una profonda differenza, si.

In fondo a tutti piacciono i soldi. A Napoleone, a Ray Charles... magari anche a Yogananda. E poi, ragazzi, l'alcol ha il suo prezzo. Lo so. Ho anche io problemi con l'alcol.

lunedì 31 marzo 2008

Tributo a Chuck Palahniuk

“Scrivi quello che cazzo ti pare”, mi dice. “Tanto non cambia niente.” Questo non è ragionevole, ribatto io. Ogni cosa che decidi di scrivere, dire, o fare, può cambiare la tua vita se vuoi, anche se di una percentuale quasi nulla. “Tu conti le sillabe. Cinque, sette, cinque. Questo è il tuo passo verso l’illuminazione?” Fa parte del passo. Credo. Io e Chuck ce ne stiamo in un angolo del tavolo tarlato. Trucioli e scorreggia ballano con la polvere facendo guerriglia contro la nostra muta resistenza. Occhi bassi, clangori lontani. “Concentrati, piuttosto.” Ha ragione. Mi concentro. Se sbagli a fare un foro nella canna, la detonazione del proiettile fa uscire troppo gas. Volevi un’arma silenziata. Ottieni un’esplosione. Chuck. Che ci fai, con queste? “Preparo noi a diventare leggenda”, mi fa con un sorriso. Con due semi-automatiche? Chuck si fa serio e mi fa un occhio nero con lo sguardo.

“Non hai ancora imparato niente, eh?”

Morte nel cuore
Volo lontano da te
Nessun domani

“Svegliati. Non hai capito neanche per idea dove stai andando, e magari neanche ti stai muovendo!”

Non è vero. No. No, no no. Mi muovo. Io ci sono vicino. “Non ti muovi, e se non ti muovi non puoi cadere. Se vuoi arrivare in alto, prima devi cadere. Toccare il fondo.”

L’autodistruzione come mezzo di totale rifiuto. “L’automiglioramento è masturbazione” mi dice Chuck. Già. C’è del vero. Però non è questo, quello che sto facendo. “Perchè non fai niente.”

Ma… “Niente”. Chuck ha ragione, o la sua ragione è il lui che è in me?

Io non sono te
Guardo le rondini
Mai più al suolo

“Perché non facciamo che la smettiamo?” Che vuoi dire? Mi guarda e mi toglie la pistola di mano.

“Hai sbagliato. Questa è da buttare, sballato. Guarda come faccio io.” Osservo Chuck, ma lui fa un lavoro confusionario. E’ efficace, e allora provo a essere caotico anche io. Perché la mia pistola esploderebbe? “Non hai capito la tecnica.” Ma la tecnica non esiste. “Bingo”.

Chuck, non riesco a seguirti. “Quando una pallottola ti sfonda il cranio mica l’hai seguita. Però la testa te l’ha aperta.” Obbiettivo raggiunto. Quindi sono vicino al fondo? “Neanche per idea”.

Meta lontana
Ragiono sulla sabbia
Tu vaffanculo

Chuck, tu sei arrivato in alto? “Il fondo l’ho toccato. Da là è tutta ricerca sul campo”.

Ah. “Già”. Per un po’ io e Chuck restiamo in silenzio. Era da tanto che non passavamo del tempo insieme, ed avevo un po’ paura di rivederlo. Il terrore inconscio di rincontrare un vecchio amico e scoprire che non lo conosci. Non lo so, se lo conoscevo. Però credo di conoscerlo oggi.

Spezzo il silenzio tra noi mentre Chuck conclude la sua sinfonia sfrenata, che con un casino bestiale dona il silenzio eterno all’acciaio che esplode. Quindi adesso cosa sento?

“Illuminazione prematura”. Chuck non ne sembra disturbato. “Non mi devi capire per forza. Ci stai provando. Questo è un primo passo verso il fondo”. Il mio fondo? Chuck ride. “Non certo il mio”.

Rido insieme a Chuck come sullo scontato finale di un pessimo telefilm anni ottanta - inizi novanta.

Chuck mi regala la pistola che stavo cercando di silenziare. “Questa è tua”.

Ma hai detto che ho sbagliato a farla. Mi esploderebbe in mano. “E che importa?”

Chuck mi conosce. Sa che io non sparo mai.

Satori

Capitolo 10

Non può essere morto. Deve significare qualcosa. Deve. Mentre corro via dalle pallottole lungo quella striscia nera bollente che è l’outland, con Rama sotto il braccio, la mia mente è come divisa in due. Da una parte ringrazio un dio in cui non ho mai creduto per essermi svegliato una mattina e aver deciso di farmi impiantare una corazzatura interna in bio-kevlar e nomex. Se non fosse per questa roba sotto pelle adesso non potrei correre come un bimbo a natale. Questo pensiero però mi porta all’altra parte della mia mente… Logan mi ha salvato la vita, procurandomi questi innesti, e ora lui è morto. No. No, cazzo, aspetta. Lui non c’era, in macchina, giusto? E’ stata solo una frazione di secondo, ma l’ho visto, il sedile vuoto. Era svenuto, ma si è ripreso! Si, deve essere senz’altro così.

Del resto non devo arrendermi al pensiero peggiore, cazzo. Quando uno accetta la fine come inevitabile, e là che la fine ti fotte, perché senza volerlo hai smesso di lottare.

Si. Si, non può essere morto tanto facilmente.

E se mi sbagliassi? Se avessi avuto un’allucinazione, o se Logan fosse semplicemente stato accucciato a terra, spappolato tra i sedili e lo sterzo? Era fragile ed elastico con un invertebrato, ma senza i vantaggi di esserlo. …Era?

L’altra parte del mio cervello prende il sopravvento. Dev’essere quella razionale, ma non mi ricordo mai quale emisfero è. Dev’essere quello dietro. O era quello avanti?

Comunque, analizzo la situazione, come farebbe uno abituato a farlo. Macchina esplosa, Rama ferita, Logan disperso, Shivers seminato. Almeno c’è qualcosa di buono, tra tutte queste cose cattive: le donne fragili sono più facili da conquistare. Vergogna. Questa era pessima.

Possiamo finalmente fermarci, dopo un po’. Riprendere fiato. Davanti a noi il nulla, dietro di noi il nulla. L’outland è così. O almeno è così descritta sui libri di storia. O almeno è così che mi è stato detto. O almeno è così che ho capito, tra uno sbadiglio ed un altro. Oggi vorrei aver ascoltato, perché non ho idea di come cazzo fare a sopravvivere, specie con una ragazza a carico. Se torniamo indietro siamo morti. Se andiamo avanti, potremmo morire. Aveva ragione Logan: ‘potremmo’ suona meglio di ‘siamo’, prima del verbo ‘morire’.

Non me ne intendo di dialettica, ma questo lo capisco.

Adesso porto Rama in braccio. Ho tempo per riflettere, nel suo silenzio. Ed è un bene, perché è proprio in uno di questi rari momenti in cui sto attento, che noto un vecchio cartello a terra. Conduce a Dodge Town. Per poco non mi commuovo. Ci sono stato, a Dodge Town, una piccola cittadina arretrata e tranquilla abitata da bifolchi che non fanno domande. Ma ci ero arrivato tramite una strada che credevo l’unica, e mi sbagliavo. Il cartello è vecchio, e caduto, ma è l’unica possibilità: venti miglia.

Cercheremo di restare vivi. Cercheremo.

Rama si stringe a me, e questo per adesso mi basta.

Satori

Capitolo 9

Non capisco più nulla, sballottata da una parte all’altra dell’auto, in mezzo a grida, domande, affermazioni e bestemmie. Più che altro bestemmie. E poi bang, qualcosa scoppia, e non si capisce più niente. Ho paura come poche altre volte, ammesso che io ricordi tutto della mia vita. Dopo che la mia memoria è stata manipolata, chi può dire cosa è vero e cosa no? Quel che resta di vero sono le emozioni che provi. E ora ho paura.

E’ come essere nella gabbia di un criceto, su una ruota, in trappola. Solo che non siamo nemmeno noi a decidere di far girare la ruota. Ci hanno tolto il nostro unico diritto da piccoli topolini, come se fosse già troppo. Non ne so molto di balistica. Però se il missile avesse centrato l’auto saremmo tutti morti. Di questo sono più o meno sicura, cioè, nei film quando gli eroi si salvano è sempre vengono colpiti di striscio, non in pieno. Quindi deve aver colpito l’asfalto, ma molto vicino all’auto… Che dopo un paio di rotazioni atterra di fianco. Io atterro su Joseph, loro due sono meno fortunati e si impattano contro i finestrini. Si sente puzza di bruciato. I criceti sono in una gabbia che li ucciderà.

Joseph sembra ferito in modo grave, ma ha ancora la forza di trascinarsi fuori dall’auto e tirarmi via da lì… “Logan!” gli grido. “Dobbiamo tirare fuori Logan!”

“Ci penso io! Tu scappa!”

Esito.

“Scappa, porcavacca!”

In lacrime, ferita e stordita, in preda al terrore, scappo. Diverse pallottole fischiano nell’aria. I nostri inseguitori ora sono ragazzini con una naturale predisposizione al

serial-killing. Se ne stanno fermi, a torturarci a distanza.

Mi volto per vedere Joseph che cerca di infilarsi nella vettura capovolta. Logan deve aver perso i sensi! Poi una nuova esplosione. Che ha per centro l’auto, stavolta. La deflagrazione raggiunge anche me. Volo per diversi metri. Striscio sull’asfalto rovente. Sanguino. Sul punto di perdere i sensi, una morsa meccanica mi solleva tirandomi su dai vestiti, come una cagna fa con i cuccioli per la collottola. E mi porta via, correndo. Joseph non sembra essersi fatto granché male, e voltandomi ad osservarlo, prima di perdere i sensi, ne capisco il motivo.

Satori

Capitolo 8

Qui si va sul personale. E ci si fa sempre male quando ci si porta il lavoro a casa. Una volta ho fatto il dog-sitter e ho portato a casa mia Baxtor, il cucciolo che accudivo. I cani veri sono rarissimi, qui. Baxtor era uno come tanti, creato in laboratorio e fatto sopravvivere con l’implanto di organi bio-plastici. Era incrocio tra un pitbull ed un chiwawa, ma era senza semaforo. Uno scherzo della natura, piccolo piccolo, con quel testone ingrugnito. Mi chiedevo sempre cosa mai avesse dei pitbull. Lo scoprii dopo averlo lasciato sette minuti da solo in casa mia. Camminai con le galosce alte di gomma per una settimana. In definitiva: Shivers è il nostro Baxtor. Io e Joseph ce lo siamo portati a casa e lui ci sta per ricoprire di merda. Tengo le mani inchiodate al volante, faccio a zig zag per impedire ai suoi di mirare alle nostre gomme. Il mio cuore pompa a mille, i miei pensieri scorrono rapidi, i capelli lunghi si appiccicano alla faccia. Ascolto le urla della ragazzina, e le bestemmie di Joseph. Sembra che conosca bene dio… devono essere in confidenza. Conosce così tanti santi che se non lo conoscessi bene giurerei che ha studiato in seminario. Ogni tanto per invogliarmi ad andare più veloce si rivolge direttamente a me, ma per fortuna di mia madre non colgo i particolari.

Ricordo ancora la prima volta che Joseph mi parlò di Alan Shivers. Mi chiese di infiltrarmi tramite un server pirata in una banca dati militare. Manipolammo alcune ordinazioni di rifornimento destinate ad una caserma, e Joseph poté aprirsi un piccolo traffico di armi in nero. Ci fruttò due cose: un bel po’ di quattrini, e l’odio personale di Shivers, che a quel tempo amministrava proprio quella caserma. La colpa ricadde sulle sue spalle, e immagino che sia un brutto colpo per un fanatico, vedersi la carriera rovinata. Per colpa nostra dovette lasciare l’esercito regolare e iniziare a lavorare come mercenario. Ci odia da allora, e da quando un paio d’anni fa il suo odio ha preso due facce e due nomi, ha fatto di tutto per trovare un cliente che lo finanziasse pur di catturare noi. Pare che adesso finalmente una qualche corporazione lo abbia assoldato e ricoperto di armi e munizioni pur di farci secchi: non è solo lavoro, è il sogno della sua nuova vita.

Mi infilo in un vicolo svoltando all’improvviso ed evitando un altro micromissile per un soffio. Quel bastardo è anche veloce a ricaricare, ma io sono più veloce a pensare. Il mio tecno encefalo a scissione di pensiero lineare parallelo mi permette di guidare, ricordare e riflettere contemporaneamente, nonostante lo stress. E ho già la soluzione, mentre punto verso la periferia. La Phantom ha ruote antistrappo ed è piccola e bassa. Il loro pick-up è troppo pesante per reggere l’andatura nell’outland.

“Stai puntando verso l’outland?!” Mi urla Joseph. “Ci sono i selvaggi, non puoi prendere quella strada!”

“Che diavolo è l’outland?” Urla Rama.

Urlano tutti. Urlo anch’io.

“E’ una striscia d’asfalto rovente che si scioglie in più punti creando fossi mobili artificiali, simili a.. magma, o qualcosa del genere! E’ l’unico modo per seminarli… con la giusta velocità…”

“E’ una cazzata! Anche se ce la facessimo, l’outland porta nelle città abbandonate del vecchio mondo! Non abbiamo provviste, non abbiamo niente!”

“Lo so, lo so, lo so! Ma non c’è altra soluzione, Joseph! Vuoi morire qui, con un micromissile infilato nel retto?!”
Oltrepassiamo il confine lasciandoci la città alle spalle. La periferia è piccola, e prendiamo un po’ di distanza dalle pallottole dei nostri inseguitori. Poi sfondo la debole staffa di blocco che impedisce l’accesso all’outland. Come previsto, Shivers è costretto a rallentare per colpa dell’asfalto liquido che si attacca alle ruote bloccando gli ingranaggi. Noi sfrecciamo veloci senza problemi. E’ fatta. E’ fatta, per ora. No. Aspetta. Se si fermano, Shivers non avrà una mira più stabile con il lanciamissili a braccio? Le probabilità di riuscita del colpo dovrebbero aumentare di…

Satori

Capitolo 7

Quando becco Logan... Cazzo, quando lo trovo... Non lo so, cosa cazzo gli faccio! Gli avevo detto di starsene buono, ma lui no, neanche per il cazzo! E almeno avesse lasciato a casa il disco, me lo sarei preso dopo avergli scassinato la porta. E invece in tutta la topaia non ho trovato niente, deve averlo portato ovunque sia andato a strafarsi. Ah, ma appena lo trovo io..

Bussano alla porta. “Chi cazzo è?! Non sono dell’umore adatto!”

“Sono Logan, Jo.. ti ho portato il disco..” Figlio di... Apro la porta di scatto.

“TU hai portato il disco a ME?! Dovevi aspettarmi in quel buco di merda che chiami casa, lurido..”

Poi la vedo. Una strafica da paura. Eppure non è la ragazza da cui andrei a darci dentro per una nottata. E’ diversa, sembra la ragazza della porta accanto che ha cercato di suicidarsi col valium ma non c’è riuscita e ora ti chiede aiuto. E’ stupenda.

“Lei chi è?”

“Si chiama Rama.. Non ti incazzare.. la corporazione federale l’aveva rinchiusa in un manicomio per chiuderle la bocca..”

“E l’hai tirata fuori tu?” La ragazza annuisce prima che Logan possa rispondere. Lui parla, ma non capisco che dice. Lei è così timida, e innocente. Non mi ero mai sentito così alla vista di una tipa. “Joseph, mi stai ascoltando?”

“Si.. si, dicevi del manicomio..”

“No, dicevo che se non ci nascondi succede un pandemonio! Il governo potrebbe esserci addosso nel giro di mezzora, dobbiamo andarcene in un luogo sicuro, e.. so che sei incazzato eccetera, ma ti prego, devi..”

“Nessun problema, Logan. Ci penso io, a questa cagata. Datemi una mano a fare i bagagli, ce ne andiamo fuori città. Sei venuto con la Phantom?”

“Eh? Si.. ti senti bene?”

“Mai stato meglio. Come state messi ad armi?”

“Ho la mia Hammerli LF.22.. no, Rama.. non sta per ‘Logan Freeman’, ma per ‘Long Rifle’ ...e nel portabagagli della Phantom ho un fucile a pompa Remington M870..”

“Ok. Porterò delle munizioni compatibili.” Prendo un paio delle mie valigette in metallo sotto gli occhi curiosi di Rama e Logan, e le affido a lui. “Sai sparare, Rama?”

“Bhe, no. Ma.. p-posso provarci, se serve.”

“Brava ragazza. Prendi questa..” Le affido una Glock 17. Una pistola leggerissima e precisa. Per una signorina tanto delicata andrà bene. La prende senza farsi troppi problemi, problemi, all’apparenza. O è forte dentro, o sa nascondere la debolezza. In entrambi i casi, dev’essere mia. “Ehi, Logan.. ci sei con le borse? Prendi solo lo stretto indispensabile, di abiti..” Lo sguardo cade nuovamente su di lei, che fa avanti e indietro per il corridoio con aria perplessa. Ok, latin lover, dacci dentro..

“Coraggio, dolcezza, su col morale. Finchè ci sono io, nessuno ti farà del male...” Annuisce vagamente. Fa la preziosa. Quanto mi piace. Oserei di più, ma Logan torna giù dalle scale con un paio di borse.. pazienza. C’è tempo. “Ok, ragazzi. Andiamo, muoviamo le chiappe.” Scendiamo in strada carichi come muli e saliamo a bordo della Phantom di Logan. In realtà è una bella auto, discreta ma va bene al nostro scopo. Però... perché non lanciare l’amo al bel bocconcino?

“Ehi, Logan.. siamo fortunati che tu sia un poveraccio, eh? La Phantom ci farà passare inosservati. Ma è utile solo a questo. Avrei preso la mia Lexus, se fossi stato certo di non essere stato braccato..”

“Hai una Lexus?” Tono di ammirazione su una vocina femminile. Quanto adoro questo suono.. “Bhe, si, è uno degli ultimi modelli.. se vuoi..” Odio essere interrotto, specie se vengo interrotto mentre ci provo con una bella ragazza. Però essere interrotti dall’esplosione di un micromissile che manca per un soffio la Phantom non provoca odio, ma terrore. “Sono già qui, cazzo! ..Potevamo morire tutti!!” Urla Logan con il fiatone.

“Se non acceleri cambierà ben poco, accidenti! VAI!” Rama urla. Logan urla. Io bestemmio. La Phantom fa un testacoda, sgomma, ed inizia la sua corsa. Al nostro inseguimento, una sola auto nera, un enorme pick up blindato. Il governo vuole eliminarci senza destare sospetti. I pezzi grossi di una qualche corporazione si sono rotti il cazzo, e altro che arresto. Hanno mandato una qualche squadra di cyberkiller governativi. Infatti sul cassone posteriore, c’è un uomo con un lanciamissili a braccio. Lo riconosco, e sento puzza di merda. E’ l’ex generale delle forze armate, Alan Shivers.

Satori

Capitolo 6

L'auto sfreccia ad alta velocità lasciandosi alle spalle i nostri inseguitori, staccandoli grazie al netto vantaggio iniziale.

Chi è il signor Anderson? "Io sono Logan. Logan Freeman." Ah. Ecco chi è. Si toglie il passamontagna, e sotto c'è un uomo abbastanza giovane. Belloccio, devo essere sincera, ma trascuratissimo, con i capelli lunghi e la barba di un paio di settimane. Ha gli occhiali tenuti con del nastro adesivo. Che tipo. Però mi ha aiutato, no? Meglio cercare di capirne di più.

"La devo ringraziare, immagino."

"Spero di si.. Rama, giusto? Strano nome."

"Infatti.. è più una specie di soprannome."

"Preferisco non farti domande, su questo."

"Tanto meglio.. non avrei risposto. Scusi la diffidenza, ma non so neanche perchè mi sta aiutando.."

"Golconda. Ti ho visto nella rete. Grazie a Golconda."

"Lei.. hai usato Golconda?" Annuisce, svoltando in un vicolo strettissimo.

"Ed è riuscito a surclassare i sistemi governativi con una sola dose?"

"Stupefacente, eh? Sono un hacker. Ma non ero mai arrivato a tanto. E' questo, che fa? Potenzia le capacità all'interno della rete?" Cosa?! Non lo sapeva? Mi chiedo come accidenti ha fatto, a salvarmi!

"A questo punto credevo che lei sapesse, cosa fa.."

"Non esattamente. Ho capito che.. contiene dati governativi. Ma l'ho assunta una volta sola. Ho preso solo poche informazioni, e il mio cervello.. Hai presente quando sai di aver sognato delle cose assurde, ma per quanto ti sforzi non riesci a ricordarle, e.. ti resta solo la sensazione lasciata dal sogno?"

"Non avrei saputo spiegarlo meglio, signor Freeman. Conosco la sensazione."

"Chiamami Logan. Tu hai provato Golconda, eh?"

"Più di una volta. Ma ora come ora, ne so quanto te. I governativi mi hanno rinchiuso e devono aver rubato gran parte della mia memoria. Ho un vuoto di diversi mesi. Probabilmente sapevo troppo, per questo ero stta rinchiusa là."

"E non ti resta proprio nulla?"

"Solo.. la sensazione lasciata dal sogno. Ma ricordo come funziona Golconda... Ci vuole diverso tempo, perchè il cervello sbrogli i dati. Prima o poi inizierai a ricordare le informazioni, se.. resterai vivo abbastanza a lungo. Ho paura che i governativi abbiano i loro sistemi per localizzare chi usa Golconda entrando nella rete. Forse hai lasciato un tracciato mentale localizzabile, e come saprai le megacorporazioni hanno i loro hacker." Ecco. L'hai turbato, stupida. Lui ti salva e tu lo spaventi così. Cribbio, cerca di tranquillizzarlo! Glielo devi!

"Però.. certo, devi essere in gamba, per essere riuscito a.."

"Lascia perdere. Ero già sulla lista nera del governo prima... figuriamoci adesso. Dimmi di Golconda, piuttosto."

Alla faccia. Ma chi accidenti è questo tipo? Meglio assecondarlo, per ora. "Che vuoi sapere?"

"Se basta una dose per capire quei dati criptati, perchè assumere più dosi? Perchè farne una droga?"

"Non ne ho idea. Ma in effetti assumere Golconda più di una volta velocizza i processi.. Probabilmente Synt l'ha messa in forma di droga perchè la gente capisse più velocemente quei dati rubati.."

"..E ne ha fatte delle copie non riproducibili. Un numero ben definito. Forse voleva farle arrivare solo a determinate persone."

"Potrebbe essere. Huggler Synt è un tipo misterioso. Ne sapeva una più del diavolo."

L'auto rallenta, finalmente. Dove siamo finiti? Farei meglio a chiederglielo... "Dove siamo?"

"Da un amico. Non ti spaventare se ti sembra furioso. E' un tipo strano, ma è anche l'unico che al momento ci possa nascondere e aiutare. E poi vuole questo.." Mi mostra un disco. E' Golconda.

"Devi aiutarmi.. due teste possono comprendere più cose.. raddoppiare i tempi di attesa."

"No! M-mi dispiace, ma.. il governo. Ha reso il mio corpo recettivo.. il mio sistema nervoso non.."

"Ok, ok. Ricevuto.. allora faremo a modo mio. Vieni." Scendiamo dall'auto, ed io lo seguo. In realtà non ne ho nessuna voglia. Ma alternative non ne ho.

Satori

Capitolo 5

E' passato un mese da quando Joseph mi ha affidato un lavoro nuovo. che poi non è proprio un lavoro nuovo, è un'espansione del lavoro vecchio. Mi ha inviato una roba, un dischetto. Ha detto 'trova il modo per duplicarla'. 'Che ci vuole?' Gli ho detto io. Però me lo devo rimangiare. E' dannatamente complicato. Ci sono un sacco di blocchi, e i dati sono incasinatissimi. Non ho mai visto queste espansioni. Roba assurda, tipo 'karmatik.str' ? Che diavolo è un file .str? Il mio computer neanche li apre. Non esiste alcun programma compatibile sulla rete, almeno credo. Forse non lo trovo. Forse non so trovarlo. Forse sono un coglione io. Ah, no, no. Io sono un genio, giusto? Di solito non faccio troppe domande a Jo, ma dopo la prima settimana gli ho ritelefonato e gli ho chiesto: "Mi vuoi almeno dire che cos'è sto disco?" 'Golconda', mi ha risposto. "E dove accidenti l'hai preso?!", gli ho richiesto. 'Cazzi miei', mi ha risposto. E ha riattaccato. Giusta osservazione. All'inizio ho pensato.. no, basta, ora lo richiamo, e fine dei misteri. Ma poi mi sono ricordato che tipo è, e quanto riesce a pagare. E di questi tempi... Sono preoccupato perchè dopo un mese, ancora niente di niente. E allora ho capito, e ho deciso. Assumo Golconda. Mi collego al computer tramite le prese-innesto che ho sull'avambraccio sinistro. E scarico tutti questi dati criptati direttamente nel mio cervello. Il peso è imprecisato.. ma tanto ho una memoria mnemonica così espansa che .

Oh, santo dio. Quanto tempo è passato? Che cosa.. Dio, dio, dio. Ventiquattrore. Che ho fatto? Che devo fare? Si. Joseph, si. Lui deve sapere. Lui non capirà. Compongo il suo numero.
"Che vuoi, Logan? Hai buoni risultati?"
"Ho capito!"
"Ah! Bravo, figlio di puttana. Questo è il mio uomo. Illuminami.."
"Golconda.. non è una semplice droga, Jo!"
"Si, il vecchio aveva accennato a qualcosa del genere. Allora?"
"Il governo! Sono dati governativi compressi multisfaccettati e riproposti in forma ibrida che.."
"Ehi, porcaputt.. calmati! Infilati dove sai i termini da cervelloni e fammi capire dove cazzo.."
"Joseph, questa cosa è più grande di noi! Synt deve aver trovato il modo per rubare informazioni segrete e.."
"Logan. Tu mi stai dicendo che Golconda non è una fottuta droga?!"
"Cosa? No! No, Golconda E' una droga.. ma.."
"E l'hai duplicata?"
"..Io.. no, no, duplicarla per adesso sembra impossibile.. i dati sono.. ci sono file illegibili che.."
"Illegibili? ..E come cazzo hai 'capito' le stronzate che vai sclerando?"
"Bhe, ho scaricato i dati nel mio cervello per.."
"Cioè, hai assunto la droga?!"
"...Non la metterei in questo modo."
"E coma cazzo la metteresti?!"
"Joseph, tu non capisci.. questi dati sono.."
"NO! Stammi bene a sentire, sociopatico ratto della rete informatica figlio di puttana, sei fuori dal progetto! Fermò lì! Vengo a casa tua a riprendermi il disco, e mi troverò un altro dannato informatico per risolvere questo problema. Tu.."
"Joseph, no! Mentre assumevo Golconda ero connesso alla rete! Non so spiegarlo, ma era come se potessi sentire tutti quelli che.."
"Te lo dico io come spigarlo! Era uno strafottuto trip! Aspettami lì, strippato del cazzo!"

Mi attacca di nuovo il telefono in faccia, ma non lo aspetto qui. Non posso. Ho visto troppe cose mentre ero nella rete con tutti quei dati in memoria. Ho infranto decine e decine di barriere informatiche governative senza sforzo.. non ero mai stato così abile. Ho seguito una voce, e l'ho raggiunta. Ma nonostante tutto, ora sono costretto ad agire nel mondo reale, per portare a termine il lavoro. Prendo la mia pistola Hammerli modificata, e le chiavi della Phantom. Ed esco.

lunedì 11 febbraio 2008

Satori

Capitolo 4


Cazzo, questo maiale è squisito. Non mangiavo maiale vero da un pezzo. Ti dicono che il sapore del maiale nato in provetta è uguale a quello dei maiali nati naturalmente, ma è una vaccata atomica degna delle mega corporazioni. Essere il re della strada a volte è fantastico anche quando rischi le chiappe. Mi sto ficcando in un brutto guaio. Rischio di essere fatto fuori dal governo... e dalla concorrenza. Eppure riesco a gustarmi il porco di Frankie, pace all'anima sua. C'aveva dato pure un nome, scritto sul collare. Bugo. Nome del cazzo. Però è saporito quanto illegale. E mangiarli è molto, molto illegale. Comunque... Golconda è roba tosta. E vale la pena di rischiare, per prenderne l'assoluto monopolio. C'è una guerra là fuori, ma io posso vincerla. Logan è stato bravo, stavolta. Per me solo il meglio, come sempre. Dopo aver intercettato le informazioni nella testa di Joe Tuker, gli ho fatto fare una ricerca estesa. Ed ha trovato l'indirizzo dell'ultimo luogo dove si dice che sia stato il fantomatico Synt prima di sparire. E' un cantiere abbandonato, abitato da un gruppo di nomadi, motociclisti e fanatici rivoluzionari. Mentre ingoio l'ultimo boccone di Bugo alla griglia mi avvio su quello che sembra il sentiero principale. Il cantiere è enorme e delimitato da alte lamine di ferro, tipo pareti da bunker. Sembra una cittadella messa su da sbandati. Sarà circa l'una di notte, e degli strippati stanno pogando sotto un improvvisato palco di legname, su cui suonano altrettanti metallari strippati. Il casino mi stordisce un pò, ma cerco di restare freddo e mi faccio strada nella calca di sudore, tuoni di scorreggia e pollo fritto. L'istinto mi guida verso una baracca appartata. Lì intorno non c'è anima viva. Dentro, un uomo sui quaranta, alto e privo di grasso, mi guarda dall'interno delle caverne che sono i suoi occhi. "Che cerchi, Tyler?"
"Come sai come mi chiamo?!" Lo intimo mentre la destra afferra il calcio della mia calibro cinquanta infilata nella cintura dei pantaloni.
"Noi sappiamo tante cose, Joseph Tyler. Se così non fosse, non potremmo sopravvivere a questo mondo. I potenti ci avrebbero già spazzato via. Tu non dovresti essere qui. Qua non c'è nulla per te." Parla con voce rauca, senza inflessioni. Mi da i nervi, ma non estraggo l'arma. Lo stronzo sa il fatto suo. Mentre parla, sbucano dal nulla sei giovani nomadi armati. Ma dove cazzo stavano nascosti?! Ok. Piano B. Trattare. "Sono qua per Golconda, vecchio."
"Golconda non è roba per gli spacciatori come te, Tyler."
"Dov'è Synt?"
"Synt non esiste."
"Giochi a fare il filosofo del mio cazzo?"
"Tra noi due, sei tu il bimbo che gioca. Portatelo via."
Al suo ordine, i sei mi intimano di uscire. Due di loro mi arrivano alle spalle. Merda.
"Aspettate! Io ho qualcosa per voi."
"Non ci interessa nulla che tu possa darci."
"Neanche informazioni su Frankie Estecado e la sua banda di cazzoni?!"
Il vecchio tace un lungo momento. Poi fa uscire i sei uomini parlando uno strano dialetto che mi ricorda quei santoni assurdi con le penne in testa dei vecchi film con i cowboys.
"Sei arrivato qui seguendo la pista di Frankie Estecado?"
"Che c'entra con Golconda?"
"Dov'è adesso?"
"Dorme coi pesci. Voleva farmi fuori."
Ancora silenzio. Apre un cassetto, e mi porge una bustina di plastica con dentro un mini disc.
"Che cazzo è?"
"Quello che cerchi. Ti avviso. Non è duplicabile. Non riuscirai a spacciarla."
Seee, come no. Logan ha spaccato queste parole un sacco di volte, vecchio fesso.
"Aah. Cazzo. E allora perchè me lo dai?"
"Perchè io a differenza di te non cerco un guadagno personale. Non si tratta di me, o di te. Faccio tutto ciò che faccio per un bene più grande. Attento a quello che fai con il mio dono, Tyler."
Annuisco con aria solenne. Sono bravo a sparare cazzate, ma lui mi batte. Comunque, contento lui... Lo saluto con discrezione e me ne vado sotto gli occhi secchi dei diversi nomadi, fin troppo bene armati. risalgo in auto, e quando sono lontano, avvio una chiamata dal telefono satellitare.
"Logan, vecchio mio... prepara l'anti-stanchezza, ho qualcosa per te."

Satori

Capitolo 3


Sei una bambina, e vivi una vita felice, hai dei genitori per bene ed un cane. Poi studi, cresci, inizi a capire cosa c'è attorno a te e non ti piace. Così, pensi, la mia felicità era dettata solo dall'ignoranza? Certo, se non avessi capito tutto ciò che ho capito, nessuno mi avrebbe chiusa qui dentro. Ho freddo, ho paura, sono sola e mi fanno mangiare uno schifo. Lo chiamano 'istituto di igiene mentale', ma non è che una copertura delle mega corporazioni governative per tenermi con la bocca chiusa. Mi costringono a prendere dei farmaci che inibiscono alcune parti del mio cervello. Ormai ho dimenticato quasi ogni cosa. Sono certa che... se solo potessi di nuovo raggiungere Golconda, una volta sola... mi ricorderei tutto. Ma loro lo hanno previsto, al governo non lavorano certo degli idioti, no. Viscidi ed avidi calcolatori dal cuore di ferro che hanno troppe risposte e non si fanno mai domande. Hanno reso il mio corpo recessivo a Golconda con la terapia di sperimentazione genetica. Una quantità minuscola farebbe collassare il mio sistema nervoso. Ed eccomi qui. Prigioniera da circa tre mesi. Sono stata tra le prime persone in assoluto se non la prima, a comprendere il valore di Golconda. A capire il genio di Huggler Synt. Ad usare ciò che aveva regalato al mondo, prima di andarsene con un sorriso sulle labbra. Avevo davvero capito tutto, so di averlo capito. Eppure non so spiegarlo, non riesco a razionalizzarlo, a ricordarlo realmente. Non posso trasmetterlo al mondo. Non posso neanche provarci, non da qui. Ecco perchè ho finto di dover fare la mia telefonata in rete mensile ad uno zio, che in realtà sapevo fosse morto. Ho lasciato un messaggio di aiuto criptato nella rete. E adesso posso solo pregare che qualcuno lo senta. Sono passati sette giorni. Ma non devo perdermi d'animo, accidenti. Ci vuole tempo, per queste cose. Mi arriva una telefonata. Normalmente non possiamo riceverle al di fuori della nostra telefonata mensile, ma se nessuno ha risposto al nostro tentativo, e arriva una chiamata da quel numero, ci lasciano rispondere. Naturalmente la telefonata è sorvegliata. E' un tale, il signor Anderson, che vuole informarmi della morte del mio lontano zio. Accidenti, sapevo già che è morto! Era un messaggio criptato di aiuto, pezzo di... Il signor Anderson mi comunica il luogo dove si svolgerà il funerale. Funerale? Credevo fosse stato fatto una settimana fa... E poi è strano che lo facciano in città, dato che viveva a Oslo. Che qualcuno abbia capito? Chi è il signor Anderson? Risulta essere un corporativo... faxa un'autorizzazione statale per farmi andare al funerale in via del tutto eccezionale. Fuori. Vengo mandata all'indirizzo fornito a bordo di una berlina nera dai vetri oscurati, 'scortata' da due bestioni in giacca e cravatta. E' una vecchia chiesa. Ma qualcosa non va. E' stata chiusa due settimane fa, e per qualche ragione sugli schedari non risultava. Gli uomini dell' 'istituto di igiene mentale' si insospettiscono. Cercano di trascinarmi di nuovo in auto... Uno dei due viene ferito ad una gamba da un proiettile che non fa rumore. Assesto un calcio a quello che mi tiene.. fuggo. Nel panico, ma anche con una speranza nel cuore. Mi infilo nella chiesa con il bestione alle calcagna. Esco dal retro, ed un'auto grigia piccola e bassa mi aspetta, con lo sportello di dietro aperto. Alla guida, un uomo con un passamontagna.
"Sei tu Anderson?!" Gli chiedo gettandomi sul sedile posteriore.
Parte con lo sportello ancora aperto, e sento le bestemmie del mio aguzzino rimasto indietro.
"Più o meno." Risponde con tono distratto. Si concentra sulla guida. Mi metto a sedere reggendomi dove mi capita: va veloce. Sul sedile accanto a lui c'è una pistola e diversi attrezzi. Forse mirini, agganci, piccoli cacciavite.
"Come ti chiami?" Mi chiede l'uomo al volante senza guardarmi.
"Rama" rispondo.

mercoledì 23 gennaio 2008

La Scrittrice di Notte



Devo iniziare a scrivere qualcosa, o non uscirò mai da questo blocco creativo, mi dico mentre la penna scorre sul foglio lasciando linee confuse ed astratte.
Mi alzo, sospiro. Stanotte non va, non va proprio. Non è da me essere in ritardo. Mi manca l'ultima dannata pagina per chiudere questo contratto. L'ultima dopo averne scritte ben seicentosettantadue, tutte secondo tempi perfettamente calcolati. Poi quest'ultima. Il blocco dello scrittore. Un blocco che dura da tre giorni, e che mi fa sforare. Sono in ritardo. Non dovrei consegnare in ritardo. Non è così che si fa. Non è così che sono io. In tutti questi anni non ho mai sbagliato nulla. E non ho mai preso decisioni di cui mi dovessi pentire. Eccetto una volta, troppo tempo fa. Ora faccio la scrittrice, adatto il mio innato perfezionismo al mio lavoro, e mi chiedo se riuscirò a finire questo libro. Ho bisogno d'aiuto. Sono affamata, stanca. Non ho idee. Mi guardo intorno e gli occhi si posano sulla TV accesa. Sta trasmettendo il telegiornale. Omicidi, sempre omicidi, morte, sangue ovunque. Cambio canale. Sorrido con amarezza alla vista di un qualche vecchio film che cerca di darmi ispirazione riportandomi al passato, ma niente si adatta a ciò che cerco adesso. E allora stacco. Prendo il cappotto ed esco. Torno indietro. Controllo di aver spento la TV, la luce in tutte le stanze. Di aver staccato il gas. Di aver lasciato tutto in ordine. Di aver chiuso le finestre. Tutte. Di aver tirato giù ogni singola persiana. Non voglio dover rassettare tutto al mio ritorno, potrei essere troppo stanca. Potrei star fuori tutta la notte, a cercare quello che cerco. Esco. Non mi dirigo al solito bar. Non che non sia un'abitudinaria, ma è nelle mie abitudini cambiare. E come nelle mie previsioni ci vuole un pò per trovare, ed un bel pò a scegliere. Ecco un posto nuovo. Sembra un night da due soldi uscito dalla matita di Frank Miller. Il posto giusto. Non ci metto molto ad adattarmi all'ambiente. Sono una scrittrice. Sono drogata dalla vita. Attingo da ogni cosa che vedo o sento, ed ho un disperato bisogno di una nuova dose. E poi, certo. Sono affamata. Un motivo in più per venire fin qui. Nonostante le banalità di questo posto tetro, psichedelico, dall'odore di muffa, alcol e pollo fritto, sono incuriosita.
Incuriosita da ciò che troverò qui. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Magari il mio studio dei comportamenti umani troverà nuove ed interessanti sfumature di pensiero. Mi metto comoda al bancone e butto un occhio al menù stasera, mentre cerco qualche storia interessante da approfondire. Riesco a decidermi in entrambe le cose. Punto un ragazzo che non sembra adattarsi al posto. Aria stranita, abiti comuni, faccia pulita. Molto carino.
"Che ci fa qui, uno come te?" Gli chiedo. Mi risponde con un sorriso. Non sono una tipa che si approfitta troppo della propria femminilità, nè una che rimorchia tutte le sere. Ma il mio approccio semplice e lineare basato sullo sguardo funziona..
"Cerco una qualche storia da raccontare per il mio libro... e poi avevo fame. E tu?"
"Incredibile... gli stessi motivi. Giuro." Rispondo con un sorriso perlaceo, un pò sorpresa.
"Ma dai! Sei una scrittrice?"
Andiamo avanti per ore. Questo tipo è interessante. Forse dovrò riscrivere qualche pagina, ritoccare qualche punto. Specificare che esistono eccezioni a quanto ho scritto nella mia antologia. Ma ad ogni modo, credo di avere un finale, grazie a lui.. Mi ha dato il colpo di scena che cercavo. Forse dovrei dirglielo.
"Credo di aver trovato un finale per la mia antologia."
"Ah! Bene! ..Quindi adesso.. Hai solo un altro motivo per restare qui, no?"
Lo osservo con un sorriso ammiccante. "Più o meno.."
Ci appartiamo e mi avvento su di lui. Mi sussurra qualcosa.
"Sai, in realtà non ci siamo incontrati per caso..."
"Che vuoi dire?"
"Ti ho seguita, stasera. Ti seguivo da un pò."
"Ohh.. Eri rimasto affascinato da me?"
"Sapevo della tua antologia."
Mi distacco un momento dal suo collo, smettendo di baciarlo, perplessa. Lui mette le mani nella sua borsa, tranquillo. Siamo in un vicolo molto isolato. Lui è stranamente tranquillo, ed ha un espressione strana. Inizio ad avere paura.
"Sai.." mi dice tirando fuori qualcosa. "In realtà io non scrivo libri. Ma ne porto sempre uno con me." Mi mostra la copertina, e rischio di avere un mancamento. Sono terrorizzata, vorrei colpirlo, vorrei non averlo mai avvicinato. Vorrei non essermi spinta troppo oltre. Ma è tardi. Non ho più nessuna possibilità. Dopo avermi indebolito mostrandomi la croce a rilevo sulla bibbia, mi trafigge il cuore con un paletto di legno. Resto bloccata e dolorante, ed il sole sta sorgendo. Volevo solo finire il mio lavoro, e nutrirmi. Ma il mio signore non vedrà mai la mia perfetta e lussuosa opera letteraria sulla razza umana. E' finita. Dannati cacciatori di vampiri.

lunedì 21 gennaio 2008

Satori

Capitolo 2


Saranno almeno quattro o cinque notti che non dormo. Ho due borse sotto gli occhi da far invidia alla Neo Fashon Style Company, ma almeno i miei neuro co-processori mi impediscono di dormire finchè non avrò terminato questo lavoro. A volte penso che questo cazzo di innesto cerebrale sia stato progettato da quel despota di Joseph appositamente per me. Ma chi se ne frega, è un despota che paga. Ed in fondo, molto in fondo, è anche un amico. Si lavora meglio, quando si fa qualcosa per aiutare un amico. Ma mi viene da pensare che come tecnico informatico faccio davvero schifo, perchè nonostante questo, non riesco a venire a capo di questo caso. Ho gli occhiali rotti che si reggono per miracolo con lo scotch, perchè gli affari vanno così male che non posso permettermi del bio collante naturale. Ed io non uso collanti che non siano bio naturali, cazzo. Non mi faccio la barba da sei settimane. Non mi taglio i capelli da almeno quattro anni. Mi tengo in forma solo con la mini palestra accessiorata da ufficio della Cyber Gym. Dio. Questo lavoro mi sta uccidendo. La cosa più strana è che non smetto di battere le dita sulla tastiera da almeno nove ore. Quando mi sono reso conto di non sentire più le dita, due ore fa, mi sono detto "tranquillo, Logan, le dita degli arti bionici di seconda mano non hanno sensibilità".
Poi mi sono reso conto di non avere braccia bioniche. Allora mi sono fatto un po' preoccupato.. Ed ho fatto un check-up completo connettendomi con un programma multi-server pirata a più canali della neuro rete contemporaneamente per raccogliere il maggiur numero di informazioni mediche. Ed ho intervistato un equipe scientifica completa in conversazione virtuale multipla. Ed ho scoperto di avere dei disturbi da stress ai centri nervosi. Ed in tutto questo non ho smesso di battere sulla tastiera trascrivendo i dati del caso affidatomi da Joseph. E... bhe, poi basta.Non c'è da stupirsi per il fatto che io riesca a fare tutto simultaneamente: non sono un genio. Si chiama tecno encefalo a scissione di pensiero lineare parallelo. Un innesto di potenziamento cerebrale che permette di seguire più linee di pensiero (nonchè di sviluppo dello stesso) contemporaneamente! Il genio sta nel fatto che l'ho ideato e progettato io unicamente per me stesso. Quindi... si, ripensandoci sono un genio. Tuttavia... una persona che si rende conto di avere delle disfunzioni ai centri nervosi si blocca per cercare di non aggravare il problema. Quindi in effetti, sono un coglione.
Però... è anche vero che sto lavorando per Joseph, e mi farebbe esplodere la testa se gli consegnassi il rapporto in ritardo. Quindi, in effetti, sono un genio.
Certo, si deve anche considerare che siamo amici, perciò.. Oh, ecco, ho finito. Grazie, microtecnologia illegale.
Non appena completo lo scopo che mi ero prefissato, ecco che il co-processore cerebrale anti-stanchezza si disattiva. Di solito dopo la disattivazione il cervello ci mette qualche minuto per razionalizzare in modo naturale. Poi l'organismo inizia ad accusare la stanchezza accumulata. E se lo si è usato troppo a lungo, si va in letargo per un pò. Sbadiglio... cazzo, ricordavo che ci volesse più tempo. Invio i nuovi dati a Joseph. Che storiaccia. Spero che gli arrivino in fretta. Non solo Joe Tucker era stato drogato con l'Oz per ipnotizzarlo chimicamente ed indurlo a distruggere il codice genetico-ormonale di Joseph...
Nella sua memoria mnemonica c'erano della informazioni criptate. Neanche le avevo viste. E ci ho messo un secolo per decriptarle.. Ne è uscito fuori solo un file di informazioni generiche su una persona. Ma che persona! E' piuttosto strano che un teppista strafatto e strumentalizzato dalla piccola gang di Frankie Estecado avesse in memoria lnformazioni su Huggler Synt. L'uomo del mistero. Un ombra. Nessuno sa quale sia il suo vero nome, dove si trovi, che aspetto abbia. Si sa solo ciò che in effetti ho trovato nei dati nella testa di Joe Tuker, e che avevo sentito tramite imprecise voci pirata che girano nella neuro rete. Huggler Synt ha creato Golconda. Una nuova droga, completamente diversa da ogni altra droga finora testata. Una droga cybernetica. In forma di chip collegabile direttamente al cervello umano, permetterebbe a chi la assume di vedere la verità assoluta sul mondo, ascendendo ad uno stadio superiore a quello umano e... Lo so, è roba da fantascienza! ...Ma è bello lasciarsi andare con l'immaginazione, ogni tanto. La verità è che lavoro troppo. Merda, sta arrivando il letargo. Controllo le mie funzioni vitali tramite il checker cerebrale...
Cazzo. Sono andato sotto di parecchio, stavolta. il Co-processore anti-stanchezza è utile, ma rischioso. Si può morire, di insonnia. L'insonnia vera. Se un corpo non si riposa per troppo tempo il cervello collassa. Devo stare più attento, la prossima volta che attivo l'anti-stanchezza. Tenere il conto delle ore.. Perchè non l'ho fatto? Ah, già. Sono un coglione. O ero un genio? Non me lo ricordo più.

Satori

Capitolo 1


Il pugno sinistro di Joe mi investe la faccia come un treno in corsa guidato da un macchinista paranoico in ritardo di due ore. Forse è KO, bello mio, ma non di certo un KO tecnico. Il tuo braccio è di ferro, e questo a casa mia vuol dire barare. Non che ti importi molto, visto che continui a pestarmi. Ti urlo in faccia di smetterla mentre il mio naso perde, e non c'è mai un idraulico quando ne serve uno. Ma non te ne frega un cazzo. Infierisci. Non volevo perdere uno dei miei migliori clienti, ma ti ha dato di volta il cervello, figlio di puttana. E oggi hai dato un pugno di troppo. Mentre sono a terra dolorante la mia mano destra afferra l'impugnatura della desert eagle infilata nei pantaloni. Il pollice arma il cane. Estraggo. Per un istante torno a pregare. Non lo facevo da anni. Prego che lui ragioni. Che si fermi. Ma Joe è stato mio cliente troppo, troppo a lungo. Si è esaurito. E non lascerò certo che sia lui a farmi chiudere.
Mi chiamo Joseph Tyler, e la mia giornata è cominciata male. Non mi piace il sapore del cervello, specie a prima mattina, ma ho il brutto vizio delle pistole pesanti e dell'usarle ad una distanza corta. E' così, che si fa fuoco nella mafia. Ed è dai mafiosi che ho imparato a sparare. Sono cresciuto in strada, tra papponi e spacciatori, tra punk, puttane e drogati. Ho frequentato un pò tutte le categorie, mi sono fatto una cultura. Ma sopratutto, mi sono fatto un sacco di puttane. E un sacco di dosi. Poi sono tornato alla cultura... e alla coltura. Così sono diventato ciò che sono oggi. Busso alla porta di ferro mentre mi tengo il naso rotto. Lascio sulla lastra lucida il segno rosso del mio passaggio, e quando Frankie apre la porta e lo vede, non fa una piega. Probabilmente un pò di sangue non è nulla, in confronto al resto dello schifo che avvolge il suo ingresso. Cumuli di immondizia costeggiano il vialetto. La casa di Frankie è un bunker di merda nel cuore dello sprawl, tra i quartieri peggiori se non il peggiore. L'interno, dove Frankie mi conduce, non è da meno. Va fiero del fatto che ha un esemplare di vero maiale. Nato per davvero, secondo natura.. non una comune riproduzione genetica artificiale. Come sempre, se lo tiene in questo cesso che chiama casa, e l'odore è peggio all'interno che all'esterno. Con questo ho detto tutto.
"E' passato un po', eh, Frankie?"
"L'ultima volta il tuo naso ero dritto.."
Mi farfuglia trangugiando un pezzo di qualcosa che ricorda la pizza. Sembra tranquillo.
Il mio tono non è da meno... calmo, piatto, confidenziale.
"Eh. Già. A proposito. Lo sai chi è passato da me stamattina?"
Silenzio. Ora il figlio di puttana non riesce a masticare. Sollevo la mia calibro cinquanta davanti alla sua faccia grassa e brufolosa. La canna è ancora macchiata di sangue.
Il porco trema, e non parlo del suo prezioso animale.
"Joseph... ma che stai facendo?"
"Joe Tuker. Voleva farmi a pezzi, Frankie. Era uno dei tuoi."
"Jo... non fare cazzate, eh? Pensi che io c'entri qualcosa?"
"Io non penso, Frankie. Io so."
"Joseph... Joe era un patetico circuitato che aveva perso il cervello.. si calava di tutto, e tu eri il suo maggiore fornitore! Gli hai dato una dose di troppo ed è scoppiato.. mi dispiace ma io.."
"Ho fatto esaminare il cadavere a Logan. Indovina cosa ha trovato nelle vene, porco bastardo?!"
Silenzio. Frankie non si aspettava che io sopravvivessi. In secondo luogo non si aspettava che io sospettassi a tal punto di un tentato omicidio da far analizzare il cadavere.
E sopratutto, non si aspettava che il mio tecno medico di fiducia riuscisse ad identificare l'Oz.
"Jo..io.."
Non lo lascio finire. Che brutto vizio. Cerco di girare la faccia, ma niente da fare, il sapore mi giunge alle labbra. Doppia razione di cervello, oggi. Ma sono vivo, e ho levato di mezzo l'ennesimo concorrente sul mercato. Essere il miglior narco trafficante della zona è un lavoro duro. Ma qualcuno deve pur farlo.

mercoledì 16 gennaio 2008

Com'è la Fine



Sapeva ogni cosa. Aveva pianificato tutto. Eppure non poteva fare a meno di essere curioso, perchè una cosa è sapere, un'altra è vivere. Così scese di casa con un sorriso beato e determinato, di chi si pone davanti una grande missione ed è sicuro di porter riuscire nell'intento, anche in caso di fallimento. Si agghindò per bene poichè era il più illustre tra gli illustri, e non voleva farsi riconoscere per evitare noie. E si diresse in ospedale, là dove passano gli ultimi momenti di vita i malati terminali. Camminò a lungo nei corridoi con uno sguardo compassionevole e triste, ed un sorriso di chi sa che l'inevitabile è indispensabile.
E poi la incontrò. Colei che cercava. Non le restava molto da passare in quel letto, e voleva restare sveglia per godersi la luce del sole fino all'ultimo. Tra le mani, tante vecchie foto. Ma intorno a lei, una piccola stanza vuota. Le si avvicinò in silenzio, per poi sfiorarle la fronte con la mano calda. Lei non sussultò. Lo riconobbe. Da tanto, lo aspettava in quel letto. E più volte aveva creduto di averlo perso, ma ora sapeva che se anche l'aveva perso, ora, nella fine, si erano ritrovati.
"Perchè sei venuto fin qui?" Gli chiese la donna.
"Volevo vedere da vicino com'è mentre avviene." Rispose.
Lei sorrise.
"Credevo che sapessi fin troppo bene com'è."
Sorrise anche lui, di rimando.
"Un architetto progetta molte case, ma vive solo nella propria."
"Mh. Non so se riesco a capirti."
Una brezza leggera entrò dalla finestra aperta a sfiorare il viso della donna, ed un profumo di fiori freschi pervase la stanza cancellando l'odore stantio di naftalina e barbiturici

"Allora?" Riprese lui, tranquillo. "Com'è?"
"Non è ancora successo..." disse lei con un sorriso d'intesa, che si ha tra vecchi amici. "..quindi come faccio a saperlo?"
Lui restò un istante a pensarci. "Potresti provare a descrivermi cosa senti."
La donna continuò a sorridere tranquilla, ma inarcò un sopracciglio, perplessa. "Come fai a chiedermi cose del genere se tutto ciò che sta succedendo è avvenuto perchè l'hai voluto tu?"
Lui sospirò, quieto. "Io ho fatto ciò che dovevo. Amo incondizionatamente tutto ciò che ho fatto. Tuttavia, non sono capace di provare in prima persona le conseguenze delle mie decisioni."
La donna annuì sorridendo. "Quindi cerchi di riuscirci per.. cosa, senso di colpa?"
Lui allargò il sorriso con un velo d'imbarazzo. "Qualcosa del genere."
Ci fu un lungo attimo di silenzio. Poi la donna parlò di nuovo.
"Che vuoi che ti dica, vecchio mio? Sto bene, ora. Sono pronta, se stai tu qui con me. Ma immagino che tu debba chiedere in giro, perchè non credo che la mia risposta si adatti a chiunque. Dev'essere.. una cosa molto individuale.."
Lui annuì, con apprensione. "Immagino che tu abbia ragione."
Lei sospirò, felice e sorpresa. "Che situazione bizzarra. Ti credevo invincibile, senza dubbi nè debolezze. E invece eccoti qui, a ricercare l'unica cosa che, nonostante tutto, non puoi avere. Proprio come uno qualunque di noi."

Lui le prese la mano, sorridendo.
"Vi ho creati a mia immagine e somiglianza, dopo tutto."