lunedì 11 febbraio 2008

Satori

Capitolo 4


Cazzo, questo maiale è squisito. Non mangiavo maiale vero da un pezzo. Ti dicono che il sapore del maiale nato in provetta è uguale a quello dei maiali nati naturalmente, ma è una vaccata atomica degna delle mega corporazioni. Essere il re della strada a volte è fantastico anche quando rischi le chiappe. Mi sto ficcando in un brutto guaio. Rischio di essere fatto fuori dal governo... e dalla concorrenza. Eppure riesco a gustarmi il porco di Frankie, pace all'anima sua. C'aveva dato pure un nome, scritto sul collare. Bugo. Nome del cazzo. Però è saporito quanto illegale. E mangiarli è molto, molto illegale. Comunque... Golconda è roba tosta. E vale la pena di rischiare, per prenderne l'assoluto monopolio. C'è una guerra là fuori, ma io posso vincerla. Logan è stato bravo, stavolta. Per me solo il meglio, come sempre. Dopo aver intercettato le informazioni nella testa di Joe Tuker, gli ho fatto fare una ricerca estesa. Ed ha trovato l'indirizzo dell'ultimo luogo dove si dice che sia stato il fantomatico Synt prima di sparire. E' un cantiere abbandonato, abitato da un gruppo di nomadi, motociclisti e fanatici rivoluzionari. Mentre ingoio l'ultimo boccone di Bugo alla griglia mi avvio su quello che sembra il sentiero principale. Il cantiere è enorme e delimitato da alte lamine di ferro, tipo pareti da bunker. Sembra una cittadella messa su da sbandati. Sarà circa l'una di notte, e degli strippati stanno pogando sotto un improvvisato palco di legname, su cui suonano altrettanti metallari strippati. Il casino mi stordisce un pò, ma cerco di restare freddo e mi faccio strada nella calca di sudore, tuoni di scorreggia e pollo fritto. L'istinto mi guida verso una baracca appartata. Lì intorno non c'è anima viva. Dentro, un uomo sui quaranta, alto e privo di grasso, mi guarda dall'interno delle caverne che sono i suoi occhi. "Che cerchi, Tyler?"
"Come sai come mi chiamo?!" Lo intimo mentre la destra afferra il calcio della mia calibro cinquanta infilata nella cintura dei pantaloni.
"Noi sappiamo tante cose, Joseph Tyler. Se così non fosse, non potremmo sopravvivere a questo mondo. I potenti ci avrebbero già spazzato via. Tu non dovresti essere qui. Qua non c'è nulla per te." Parla con voce rauca, senza inflessioni. Mi da i nervi, ma non estraggo l'arma. Lo stronzo sa il fatto suo. Mentre parla, sbucano dal nulla sei giovani nomadi armati. Ma dove cazzo stavano nascosti?! Ok. Piano B. Trattare. "Sono qua per Golconda, vecchio."
"Golconda non è roba per gli spacciatori come te, Tyler."
"Dov'è Synt?"
"Synt non esiste."
"Giochi a fare il filosofo del mio cazzo?"
"Tra noi due, sei tu il bimbo che gioca. Portatelo via."
Al suo ordine, i sei mi intimano di uscire. Due di loro mi arrivano alle spalle. Merda.
"Aspettate! Io ho qualcosa per voi."
"Non ci interessa nulla che tu possa darci."
"Neanche informazioni su Frankie Estecado e la sua banda di cazzoni?!"
Il vecchio tace un lungo momento. Poi fa uscire i sei uomini parlando uno strano dialetto che mi ricorda quei santoni assurdi con le penne in testa dei vecchi film con i cowboys.
"Sei arrivato qui seguendo la pista di Frankie Estecado?"
"Che c'entra con Golconda?"
"Dov'è adesso?"
"Dorme coi pesci. Voleva farmi fuori."
Ancora silenzio. Apre un cassetto, e mi porge una bustina di plastica con dentro un mini disc.
"Che cazzo è?"
"Quello che cerchi. Ti avviso. Non è duplicabile. Non riuscirai a spacciarla."
Seee, come no. Logan ha spaccato queste parole un sacco di volte, vecchio fesso.
"Aah. Cazzo. E allora perchè me lo dai?"
"Perchè io a differenza di te non cerco un guadagno personale. Non si tratta di me, o di te. Faccio tutto ciò che faccio per un bene più grande. Attento a quello che fai con il mio dono, Tyler."
Annuisco con aria solenne. Sono bravo a sparare cazzate, ma lui mi batte. Comunque, contento lui... Lo saluto con discrezione e me ne vado sotto gli occhi secchi dei diversi nomadi, fin troppo bene armati. risalgo in auto, e quando sono lontano, avvio una chiamata dal telefono satellitare.
"Logan, vecchio mio... prepara l'anti-stanchezza, ho qualcosa per te."

Satori

Capitolo 3


Sei una bambina, e vivi una vita felice, hai dei genitori per bene ed un cane. Poi studi, cresci, inizi a capire cosa c'è attorno a te e non ti piace. Così, pensi, la mia felicità era dettata solo dall'ignoranza? Certo, se non avessi capito tutto ciò che ho capito, nessuno mi avrebbe chiusa qui dentro. Ho freddo, ho paura, sono sola e mi fanno mangiare uno schifo. Lo chiamano 'istituto di igiene mentale', ma non è che una copertura delle mega corporazioni governative per tenermi con la bocca chiusa. Mi costringono a prendere dei farmaci che inibiscono alcune parti del mio cervello. Ormai ho dimenticato quasi ogni cosa. Sono certa che... se solo potessi di nuovo raggiungere Golconda, una volta sola... mi ricorderei tutto. Ma loro lo hanno previsto, al governo non lavorano certo degli idioti, no. Viscidi ed avidi calcolatori dal cuore di ferro che hanno troppe risposte e non si fanno mai domande. Hanno reso il mio corpo recessivo a Golconda con la terapia di sperimentazione genetica. Una quantità minuscola farebbe collassare il mio sistema nervoso. Ed eccomi qui. Prigioniera da circa tre mesi. Sono stata tra le prime persone in assoluto se non la prima, a comprendere il valore di Golconda. A capire il genio di Huggler Synt. Ad usare ciò che aveva regalato al mondo, prima di andarsene con un sorriso sulle labbra. Avevo davvero capito tutto, so di averlo capito. Eppure non so spiegarlo, non riesco a razionalizzarlo, a ricordarlo realmente. Non posso trasmetterlo al mondo. Non posso neanche provarci, non da qui. Ecco perchè ho finto di dover fare la mia telefonata in rete mensile ad uno zio, che in realtà sapevo fosse morto. Ho lasciato un messaggio di aiuto criptato nella rete. E adesso posso solo pregare che qualcuno lo senta. Sono passati sette giorni. Ma non devo perdermi d'animo, accidenti. Ci vuole tempo, per queste cose. Mi arriva una telefonata. Normalmente non possiamo riceverle al di fuori della nostra telefonata mensile, ma se nessuno ha risposto al nostro tentativo, e arriva una chiamata da quel numero, ci lasciano rispondere. Naturalmente la telefonata è sorvegliata. E' un tale, il signor Anderson, che vuole informarmi della morte del mio lontano zio. Accidenti, sapevo già che è morto! Era un messaggio criptato di aiuto, pezzo di... Il signor Anderson mi comunica il luogo dove si svolgerà il funerale. Funerale? Credevo fosse stato fatto una settimana fa... E poi è strano che lo facciano in città, dato che viveva a Oslo. Che qualcuno abbia capito? Chi è il signor Anderson? Risulta essere un corporativo... faxa un'autorizzazione statale per farmi andare al funerale in via del tutto eccezionale. Fuori. Vengo mandata all'indirizzo fornito a bordo di una berlina nera dai vetri oscurati, 'scortata' da due bestioni in giacca e cravatta. E' una vecchia chiesa. Ma qualcosa non va. E' stata chiusa due settimane fa, e per qualche ragione sugli schedari non risultava. Gli uomini dell' 'istituto di igiene mentale' si insospettiscono. Cercano di trascinarmi di nuovo in auto... Uno dei due viene ferito ad una gamba da un proiettile che non fa rumore. Assesto un calcio a quello che mi tiene.. fuggo. Nel panico, ma anche con una speranza nel cuore. Mi infilo nella chiesa con il bestione alle calcagna. Esco dal retro, ed un'auto grigia piccola e bassa mi aspetta, con lo sportello di dietro aperto. Alla guida, un uomo con un passamontagna.
"Sei tu Anderson?!" Gli chiedo gettandomi sul sedile posteriore.
Parte con lo sportello ancora aperto, e sento le bestemmie del mio aguzzino rimasto indietro.
"Più o meno." Risponde con tono distratto. Si concentra sulla guida. Mi metto a sedere reggendomi dove mi capita: va veloce. Sul sedile accanto a lui c'è una pistola e diversi attrezzi. Forse mirini, agganci, piccoli cacciavite.
"Come ti chiami?" Mi chiede l'uomo al volante senza guardarmi.
"Rama" rispondo.