lunedì 31 marzo 2008

Satori

Capitolo 8

Qui si va sul personale. E ci si fa sempre male quando ci si porta il lavoro a casa. Una volta ho fatto il dog-sitter e ho portato a casa mia Baxtor, il cucciolo che accudivo. I cani veri sono rarissimi, qui. Baxtor era uno come tanti, creato in laboratorio e fatto sopravvivere con l’implanto di organi bio-plastici. Era incrocio tra un pitbull ed un chiwawa, ma era senza semaforo. Uno scherzo della natura, piccolo piccolo, con quel testone ingrugnito. Mi chiedevo sempre cosa mai avesse dei pitbull. Lo scoprii dopo averlo lasciato sette minuti da solo in casa mia. Camminai con le galosce alte di gomma per una settimana. In definitiva: Shivers è il nostro Baxtor. Io e Joseph ce lo siamo portati a casa e lui ci sta per ricoprire di merda. Tengo le mani inchiodate al volante, faccio a zig zag per impedire ai suoi di mirare alle nostre gomme. Il mio cuore pompa a mille, i miei pensieri scorrono rapidi, i capelli lunghi si appiccicano alla faccia. Ascolto le urla della ragazzina, e le bestemmie di Joseph. Sembra che conosca bene dio… devono essere in confidenza. Conosce così tanti santi che se non lo conoscessi bene giurerei che ha studiato in seminario. Ogni tanto per invogliarmi ad andare più veloce si rivolge direttamente a me, ma per fortuna di mia madre non colgo i particolari.

Ricordo ancora la prima volta che Joseph mi parlò di Alan Shivers. Mi chiese di infiltrarmi tramite un server pirata in una banca dati militare. Manipolammo alcune ordinazioni di rifornimento destinate ad una caserma, e Joseph poté aprirsi un piccolo traffico di armi in nero. Ci fruttò due cose: un bel po’ di quattrini, e l’odio personale di Shivers, che a quel tempo amministrava proprio quella caserma. La colpa ricadde sulle sue spalle, e immagino che sia un brutto colpo per un fanatico, vedersi la carriera rovinata. Per colpa nostra dovette lasciare l’esercito regolare e iniziare a lavorare come mercenario. Ci odia da allora, e da quando un paio d’anni fa il suo odio ha preso due facce e due nomi, ha fatto di tutto per trovare un cliente che lo finanziasse pur di catturare noi. Pare che adesso finalmente una qualche corporazione lo abbia assoldato e ricoperto di armi e munizioni pur di farci secchi: non è solo lavoro, è il sogno della sua nuova vita.

Mi infilo in un vicolo svoltando all’improvviso ed evitando un altro micromissile per un soffio. Quel bastardo è anche veloce a ricaricare, ma io sono più veloce a pensare. Il mio tecno encefalo a scissione di pensiero lineare parallelo mi permette di guidare, ricordare e riflettere contemporaneamente, nonostante lo stress. E ho già la soluzione, mentre punto verso la periferia. La Phantom ha ruote antistrappo ed è piccola e bassa. Il loro pick-up è troppo pesante per reggere l’andatura nell’outland.

“Stai puntando verso l’outland?!” Mi urla Joseph. “Ci sono i selvaggi, non puoi prendere quella strada!”

“Che diavolo è l’outland?” Urla Rama.

Urlano tutti. Urlo anch’io.

“E’ una striscia d’asfalto rovente che si scioglie in più punti creando fossi mobili artificiali, simili a.. magma, o qualcosa del genere! E’ l’unico modo per seminarli… con la giusta velocità…”

“E’ una cazzata! Anche se ce la facessimo, l’outland porta nelle città abbandonate del vecchio mondo! Non abbiamo provviste, non abbiamo niente!”

“Lo so, lo so, lo so! Ma non c’è altra soluzione, Joseph! Vuoi morire qui, con un micromissile infilato nel retto?!”
Oltrepassiamo il confine lasciandoci la città alle spalle. La periferia è piccola, e prendiamo un po’ di distanza dalle pallottole dei nostri inseguitori. Poi sfondo la debole staffa di blocco che impedisce l’accesso all’outland. Come previsto, Shivers è costretto a rallentare per colpa dell’asfalto liquido che si attacca alle ruote bloccando gli ingranaggi. Noi sfrecciamo veloci senza problemi. E’ fatta. E’ fatta, per ora. No. Aspetta. Se si fermano, Shivers non avrà una mira più stabile con il lanciamissili a braccio? Le probabilità di riuscita del colpo dovrebbero aumentare di…

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