lunedì 31 marzo 2008

Satori

Capitolo 9

Non capisco più nulla, sballottata da una parte all’altra dell’auto, in mezzo a grida, domande, affermazioni e bestemmie. Più che altro bestemmie. E poi bang, qualcosa scoppia, e non si capisce più niente. Ho paura come poche altre volte, ammesso che io ricordi tutto della mia vita. Dopo che la mia memoria è stata manipolata, chi può dire cosa è vero e cosa no? Quel che resta di vero sono le emozioni che provi. E ora ho paura.

E’ come essere nella gabbia di un criceto, su una ruota, in trappola. Solo che non siamo nemmeno noi a decidere di far girare la ruota. Ci hanno tolto il nostro unico diritto da piccoli topolini, come se fosse già troppo. Non ne so molto di balistica. Però se il missile avesse centrato l’auto saremmo tutti morti. Di questo sono più o meno sicura, cioè, nei film quando gli eroi si salvano è sempre vengono colpiti di striscio, non in pieno. Quindi deve aver colpito l’asfalto, ma molto vicino all’auto… Che dopo un paio di rotazioni atterra di fianco. Io atterro su Joseph, loro due sono meno fortunati e si impattano contro i finestrini. Si sente puzza di bruciato. I criceti sono in una gabbia che li ucciderà.

Joseph sembra ferito in modo grave, ma ha ancora la forza di trascinarsi fuori dall’auto e tirarmi via da lì… “Logan!” gli grido. “Dobbiamo tirare fuori Logan!”

“Ci penso io! Tu scappa!”

Esito.

“Scappa, porcavacca!”

In lacrime, ferita e stordita, in preda al terrore, scappo. Diverse pallottole fischiano nell’aria. I nostri inseguitori ora sono ragazzini con una naturale predisposizione al

serial-killing. Se ne stanno fermi, a torturarci a distanza.

Mi volto per vedere Joseph che cerca di infilarsi nella vettura capovolta. Logan deve aver perso i sensi! Poi una nuova esplosione. Che ha per centro l’auto, stavolta. La deflagrazione raggiunge anche me. Volo per diversi metri. Striscio sull’asfalto rovente. Sanguino. Sul punto di perdere i sensi, una morsa meccanica mi solleva tirandomi su dai vestiti, come una cagna fa con i cuccioli per la collottola. E mi porta via, correndo. Joseph non sembra essersi fatto granché male, e voltandomi ad osservarlo, prima di perdere i sensi, ne capisco il motivo.

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