lunedì 31 marzo 2008

Satori

Capitolo 10

Non può essere morto. Deve significare qualcosa. Deve. Mentre corro via dalle pallottole lungo quella striscia nera bollente che è l’outland, con Rama sotto il braccio, la mia mente è come divisa in due. Da una parte ringrazio un dio in cui non ho mai creduto per essermi svegliato una mattina e aver deciso di farmi impiantare una corazzatura interna in bio-kevlar e nomex. Se non fosse per questa roba sotto pelle adesso non potrei correre come un bimbo a natale. Questo pensiero però mi porta all’altra parte della mia mente… Logan mi ha salvato la vita, procurandomi questi innesti, e ora lui è morto. No. No, cazzo, aspetta. Lui non c’era, in macchina, giusto? E’ stata solo una frazione di secondo, ma l’ho visto, il sedile vuoto. Era svenuto, ma si è ripreso! Si, deve essere senz’altro così.

Del resto non devo arrendermi al pensiero peggiore, cazzo. Quando uno accetta la fine come inevitabile, e là che la fine ti fotte, perché senza volerlo hai smesso di lottare.

Si. Si, non può essere morto tanto facilmente.

E se mi sbagliassi? Se avessi avuto un’allucinazione, o se Logan fosse semplicemente stato accucciato a terra, spappolato tra i sedili e lo sterzo? Era fragile ed elastico con un invertebrato, ma senza i vantaggi di esserlo. …Era?

L’altra parte del mio cervello prende il sopravvento. Dev’essere quella razionale, ma non mi ricordo mai quale emisfero è. Dev’essere quello dietro. O era quello avanti?

Comunque, analizzo la situazione, come farebbe uno abituato a farlo. Macchina esplosa, Rama ferita, Logan disperso, Shivers seminato. Almeno c’è qualcosa di buono, tra tutte queste cose cattive: le donne fragili sono più facili da conquistare. Vergogna. Questa era pessima.

Possiamo finalmente fermarci, dopo un po’. Riprendere fiato. Davanti a noi il nulla, dietro di noi il nulla. L’outland è così. O almeno è così descritta sui libri di storia. O almeno è così che mi è stato detto. O almeno è così che ho capito, tra uno sbadiglio ed un altro. Oggi vorrei aver ascoltato, perché non ho idea di come cazzo fare a sopravvivere, specie con una ragazza a carico. Se torniamo indietro siamo morti. Se andiamo avanti, potremmo morire. Aveva ragione Logan: ‘potremmo’ suona meglio di ‘siamo’, prima del verbo ‘morire’.

Non me ne intendo di dialettica, ma questo lo capisco.

Adesso porto Rama in braccio. Ho tempo per riflettere, nel suo silenzio. Ed è un bene, perché è proprio in uno di questi rari momenti in cui sto attento, che noto un vecchio cartello a terra. Conduce a Dodge Town. Per poco non mi commuovo. Ci sono stato, a Dodge Town, una piccola cittadina arretrata e tranquilla abitata da bifolchi che non fanno domande. Ma ci ero arrivato tramite una strada che credevo l’unica, e mi sbagliavo. Il cartello è vecchio, e caduto, ma è l’unica possibilità: venti miglia.

Cercheremo di restare vivi. Cercheremo.

Rama si stringe a me, e questo per adesso mi basta.

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