lunedì 31 marzo 2008

Tributo a Chuck Palahniuk

“Scrivi quello che cazzo ti pare”, mi dice. “Tanto non cambia niente.” Questo non è ragionevole, ribatto io. Ogni cosa che decidi di scrivere, dire, o fare, può cambiare la tua vita se vuoi, anche se di una percentuale quasi nulla. “Tu conti le sillabe. Cinque, sette, cinque. Questo è il tuo passo verso l’illuminazione?” Fa parte del passo. Credo. Io e Chuck ce ne stiamo in un angolo del tavolo tarlato. Trucioli e scorreggia ballano con la polvere facendo guerriglia contro la nostra muta resistenza. Occhi bassi, clangori lontani. “Concentrati, piuttosto.” Ha ragione. Mi concentro. Se sbagli a fare un foro nella canna, la detonazione del proiettile fa uscire troppo gas. Volevi un’arma silenziata. Ottieni un’esplosione. Chuck. Che ci fai, con queste? “Preparo noi a diventare leggenda”, mi fa con un sorriso. Con due semi-automatiche? Chuck si fa serio e mi fa un occhio nero con lo sguardo.

“Non hai ancora imparato niente, eh?”

Morte nel cuore
Volo lontano da te
Nessun domani

“Svegliati. Non hai capito neanche per idea dove stai andando, e magari neanche ti stai muovendo!”

Non è vero. No. No, no no. Mi muovo. Io ci sono vicino. “Non ti muovi, e se non ti muovi non puoi cadere. Se vuoi arrivare in alto, prima devi cadere. Toccare il fondo.”

L’autodistruzione come mezzo di totale rifiuto. “L’automiglioramento è masturbazione” mi dice Chuck. Già. C’è del vero. Però non è questo, quello che sto facendo. “Perchè non fai niente.”

Ma… “Niente”. Chuck ha ragione, o la sua ragione è il lui che è in me?

Io non sono te
Guardo le rondini
Mai più al suolo

“Perché non facciamo che la smettiamo?” Che vuoi dire? Mi guarda e mi toglie la pistola di mano.

“Hai sbagliato. Questa è da buttare, sballato. Guarda come faccio io.” Osservo Chuck, ma lui fa un lavoro confusionario. E’ efficace, e allora provo a essere caotico anche io. Perché la mia pistola esploderebbe? “Non hai capito la tecnica.” Ma la tecnica non esiste. “Bingo”.

Chuck, non riesco a seguirti. “Quando una pallottola ti sfonda il cranio mica l’hai seguita. Però la testa te l’ha aperta.” Obbiettivo raggiunto. Quindi sono vicino al fondo? “Neanche per idea”.

Meta lontana
Ragiono sulla sabbia
Tu vaffanculo

Chuck, tu sei arrivato in alto? “Il fondo l’ho toccato. Da là è tutta ricerca sul campo”.

Ah. “Già”. Per un po’ io e Chuck restiamo in silenzio. Era da tanto che non passavamo del tempo insieme, ed avevo un po’ paura di rivederlo. Il terrore inconscio di rincontrare un vecchio amico e scoprire che non lo conosci. Non lo so, se lo conoscevo. Però credo di conoscerlo oggi.

Spezzo il silenzio tra noi mentre Chuck conclude la sua sinfonia sfrenata, che con un casino bestiale dona il silenzio eterno all’acciaio che esplode. Quindi adesso cosa sento?

“Illuminazione prematura”. Chuck non ne sembra disturbato. “Non mi devi capire per forza. Ci stai provando. Questo è un primo passo verso il fondo”. Il mio fondo? Chuck ride. “Non certo il mio”.

Rido insieme a Chuck come sullo scontato finale di un pessimo telefilm anni ottanta - inizi novanta.

Chuck mi regala la pistola che stavo cercando di silenziare. “Questa è tua”.

Ma hai detto che ho sbagliato a farla. Mi esploderebbe in mano. “E che importa?”

Chuck mi conosce. Sa che io non sparo mai.

Nessun commento: